L’Europa obbliga Google ad aprire i suoi dati di ricerca ai concorrenti e ai chatbot AI

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La Commissione europea ha inviato a Google le misure preliminari che la obbligano a condividere dati di ricerca come query, clic e posizionamenti con motori concorrenti e chatbot AI a condizioni non discriminatorie. La decisione finale, vincolante, dovrà essere adottata entro il 27 luglio 2026 nell'ambito del procedimento aperto a gennaio sotto il Digital Markets Act

I dati prodotti da Google Search, come posizionamenti, query, clic e visualizzazioni, potrebbero presto smettere di essere patrimonio esclusivo di Mountain View. La Commissione europea ha trasmesso a Google le proprie conclusioni preliminari nell’ambito dei procedimenti di specificazione avviati lo scorso gennaio, delineando un insieme di misure che puntano ad aprire questi dataset ai motori di ricerca concorrenti e ai servizi di intelligenza artificiale con funzionalità di ricerca. Il quadro normativo di riferimento è il Digital Markets Act, il regolamento europeo sui mercati digitali che dal marzo 2024 impone a Google obblighi precisi in quanto gatekeeper designato.

Cosa prevede la proposta della Commissione europea

Le misure delineate nelle conclusioni preliminari coprono un perimetro ampio e articolato. I motori di ricerca online concorrenti, definiti nel documento “beneficiari dei dati”, potranno richiedere l’accesso ai dataset di Google Search a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie, le cosiddette condizioni FRAND già previste dall’articolo 6, paragrafo 11 del regolamento. Rientrano nell’ambito anche i chatbot di intelligenza artificiale dotati di funzionalità di ricerca, un’estensione che allarga sensibilmente la platea dei potenziali beneficiari e che riconosce come l’ecosistema della ricerca online si stia rapidamente ibridando con quello dell’AI generativa. Le misure riguardano i criteri di ammissibilità dei beneficiari, la portata e la granularità dei dataset da condividere, le modalità e la frequenza di trasmissione, i criteri di anonimizzazione dei dati personali e i parametri per la determinazione di prezzi equi. Sono inoltre previsti processi specifici che disciplinano l’accesso, pensati per evitare asimmetrie applicative tra soggetti con capacità tecniche e finanziarie molto diverse.

L’obiettivo dichiarato dalla Commissione è consentire ai player alternativi di ottimizzare i propri servizi e di competere in modo più efficace con Google Search, su un mercato dove la concentrazione è rimasta sostanzialmente invariata per oltre un decennio. Le vicepresidenti esecutive Teresa Ribera e Henna Virkkunen hanno sottolineato, nelle rispettive dichiarazioni, che i dati rappresentano un input strategico per la ricerca online e per lo sviluppo di nuovi servizi AI, e che limitarne l’accesso produce effetti diretti sulla capacità di innovazione dei concorrenti.

Google ha risposto con argomenti incentrati sulla protezione della privacy degli utenti. La responsabile legale della concorrenza dell’azienda, Clare Kelly, ha dichiarato che centinaia di milioni di europei si affidano al motore di ricerca per ricerche sensibili su salute, finanze e vita familiare, e che le protezioni previste dalla proposta della Commissione sarebbero insufficienti a tutelare queste informazioni una volta trasmesse a terzi. Una posizione che l’azienda ha già articolato in altri procedimenti, e che si inserisce in un contesto di tensioni più ampie: nel settembre 2025, Google è stata colpita da una sanzione da circa 2,95 miliardi di euro in un procedimento antitrust separato legato alla pubblicità digitale, mentre sul fronte statunitense è impegnata in un’altra battaglia legale che vede il Dipartimento di Giustizia spingere per misure strutturali sul monopolio della ricerca.

Prossime tappe e impatto sull’ecosistema digitale europeo

Le parti interessate hanno tempo fino al 1° maggio per presentare osservazioni attraverso la consultazione pubblica aperta dalla Commissione. Il feedback raccolto potrà influenzare la formulazione definitiva delle misure, che saranno poi incluse in una decisione vincolante per Google da adottare entro il 27 luglio 2026. Il procedimento in corso non pregiudica la facoltà della Commissione di avviare separatamente un procedimento di non conformità, con le relative sanzioni previste dal DMA, che possono arrivare fino al 10% del fatturato globale annuo dell’azienda. Sul versante AI, la proposta si intreccia con una dinamica più ampia che punta a includere i chatbot tra i potenziali beneficiari dei dati di ricerca significa riconoscere che la competizione nel settore non avviene più soltanto tra motori di ricerca tradizionali, ma anche tra sistemi che combinano ricerca e generazione di testo in tempo reale, un terreno su cui i dati di addestramento e i segnali comportamentali degli utenti valgono quanto se non più degli algoritmi stessi.