L’Unione Europea valuta una pausa sull’applicazione dell’AI Act, aprendo un nuovo capitolo nel dibattito sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Dopo le anticipazioni di ByteLegali arrivate con l’intervista all’europarlamentare italiano Brando Benifei, Reuters e il Financial Times confermano che la Commissione europea sta discutendo una sospensione parziale delle norme, un segnale di cambio di passo rispetto alla linea di rigore mantenuta fino all’estate.
Una revisione politica e tecnica del calendario
Secondo fonti interne a Bruxelles, la sospensione riguarderebbe le sezioni più complesse del regolamento, in particolare quelle che disciplinano i modelli fondazionali e i sistemi ad alto rischio. L’idea è quella di concedere più tempo per completare gli standard tecnici, evitando di imporre alle imprese regole ancora in fase di definizione. Una strategia di prudenza, ma anche di equilibrio politico, pensata per rispondere alle pressioni delle big tech statunitensi e di alcuni Stati membri che chiedono un approccio più graduale. Reuters parla di un “time-out” che consentirebbe alla Commissione di definire linee guida più chiare, mentre il Financial Times evidenzia come il tema sia ormai diventato politico e legato anche agli equilibri geopolitici. L’AI Act, nato come strumento di tutela e innovazione, si trova oggi al centro di una trattativa tra Bruxelles e Washington sul futuro della regolazione tecnologica.
Dall’ipotesi di rinvio condizionato alla pausa politica
Già a ottobre, ByteLegali aveva raccolto l’indicazione di Brando Benifei, correlatore dell’AI Act e presidente del gruppo di monitoraggio del Parlamento europeo, che parlava di un rinvio “condizionato” dell’entrata in vigore delle norme per i sistemi ad alto rischio. Benifei aveva proposto uno stop temporaneo subordinato all’attivazione delle Common Specifications nel caso in cui gli standard tecnici non fossero pronti. Oggi quella proposta torna di attualità, ma con una dimensione più ampia: la sospensione non sarebbe più solo un passaggio tecnico, ma un gesto politico volto a mantenere coesione interna e a garantire un dialogo costruttivo con gli alleati internazionali.
Il principio di precauzione resta al centro
Nonostante l’apertura a una revisione dei tempi, le istituzioni europee ribadiscono la centralità del principio di precauzione. È l’elemento che distingue il modello europeo da quello americano e che guida la regolazione ex ante del rischio tecnologico. Come ricordato da Benifei, l’Unione non può rinunciare a un impianto fondato sulla tutela dei diritti fondamentali. Un passaggio del genere significherebbe un arretramento culturale, prima ancora che giuridico. La mappatura dei casi d’uso, la definizione di processi interni e la preparazione alle Common Specifications restano priorità, perché l’adeguamento all’AI Act è già iniziato, anche se il calendario potrebbe cambiare e, del resto, l’Europa non può correre il rischio di un isolamento politico, nè può far correre il rischio di un isolamento economico e commerciale alle sue imprese.
Verso un nuovo equilibrio europeo sull’intelligenza artificiale
Se la sospensione dovesse essere approvata, rappresenterebbe il primo aggiustamento politico della legge entrata in vigore nell’agosto 2024. L’AI Act, destinato a piena applicazione entro il 2026, potrebbe così inaugurare una fase più flessibile e pragmatica, senza rinunciare alla sua ambizione originaria.
L’equilibrio tra regole e innovazione resta la chiave di tutto. Una pausa ragionata può trasformarsi in un’opportunità per consolidare la fiducia tra istituzioni e imprese, chiarire gli obblighi normativi e rendere più solida la futura applicazione del regolamento. L’AI Act continuerà a essere il banco di prova della credibilità europea nel campo della tecnologia e dei diritti digitali. La direzione non cambia, ma potrebbe cambiare il ritmo. E in politica, come nella tecnologia, anche il tempo è una variabile assai importante nel determinare gli assetti.
