Macron chiede a Bruxelles regole più dure sui social prima che le elezioni del 2027 finiscano nel caos

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Il presidente francese ha inviato il 16 marzo 2026 una lettera formale alla presidente della Commissione europea chiedendo un'applicazione più rigorosa del Digital Services Act contro le interferenze elettorali straniere. La richiesta include regole più stringenti sugli algoritmi, etichettatura dei contenuti generati dall'intelligenza artificiale e rimozione degli account falsi, con undici paesi UE al voto nel 2026 e Francia, Italia e Polonia alle urne nel 2027.

Una lettera arrivata sul tavolo di Ursula von der Leyen il 16 marzo 2026 ha riaperto con forza un dibattito che Bruxelles non riesce a chiudere: fino a che punto le piattaforme digitali sono responsabili di quello che accade nelle urne? A firmarla è Emmanuel Macron, che ha chiesto alla presidente della Commissione europea di imprimere un’accelerazione decisa nell’applicazione del Digital Services Act, il regolamento europeo pensato per mettere ordine nell’ecosistema digitale e ridurre i rischi sistemici che le grandi piattaforme generano per le democrazie. La lettera, visionata da Euronews, arriva mentre la Francia è immersa nel primo ciclo elettorale dell’anno, le municipali, e mentre i servizi di sicurezza francesi hanno già censito diversi tentativi di interferenza straniera nella campagna, alcuni dei quali ricondotti a operazioni russe. Il secondo turno era previsto per i giorni immediatamente successivi all’invio della missiva.

Le richieste di Parigi e gli obblighi già scritti nel DSA

Nel testo della lettera Macron non chiede di riscrivere il regolamento. La posizione francese è più precisa, e in un certo senso più scomoda per le piattaforme: quello che Parigi vuole è che le regole già esistenti vengano applicate davvero. Gli obblighi in questione riguardano le cosiddette very large online platforms – Meta con Facebook e Instagram, X e TikTok – e sono già codificati nel DSA: valutare i rischi sistemici legati ai propri algoritmi, ridurre la viralità artificiale dei contenuti, garantire trasparenza sulla pubblicità politica, rimuovere gli account falsi in modo sistematico. A questi, Macron ha aggiunto la richiesta di rendere obbligatoria l’etichettatura dei contenuti prodotti o modificati con strumenti di intelligenza artificiale, un obbligo che risponde a una preoccupazione crescente: la facilità con cui deepfake, audio manipolati e testi generati automaticamente riescono a confondersi con il dibattito autentico durante le campagne elettorali.

Un funzionario francese ha precisato che l’obiettivo è ottenere un’applicazione coerente e rapida, con misure cautelari attivabili prima che i danni al voto diventino irreversibili.

Le sanzioni previste per le piattaforme che non rispettano il DSA arrivano fino al 6% del fatturato globale annuo, una cifra che, per soggetti come Meta o Alphabet, si traduce in miliardi di euro. La Commissione aveva già aperto istruttorie nei confronti di Meta prima delle europee del 2024 e nei confronti di TikTok in relazione al caso delle presidenziali romene. Nessuna di queste procedure si è ancora conclusa con una sanzione definitiva.

Il fantasma della Romania e il ciclo elettorale che spaventa Bruxelles

Il nome che ricorre più spesso quando si parla di interferenze digitali nelle elezioni europee recenti è quello di Călin Georgescu, il candidato ultranazionalista e filorusso che nell’ottobre 2024 vinse a sorpresa il primo turno delle presidenziali romene. Documenti di intelligence declassificati indicavano che la sua campagna aveva beneficiato di una rete coordinata di account su TikTok e di un’amplificazione algoritmica anomala dei suoi contenuti, costruita in modo da raggiungere milioni di elettori a un costo irrisorio rispetto alle campagne tradizionali. Il voto fu in seguito annullato dalla Corte costituzionale romena, in una decisione senza precedenti nella storia dell’Unione. Quel caso ha lasciato aperta una domanda che nessuno ha ancora risposto in modo soddisfacente: se l’algoritmo di una piattaforma privata, ottimizzato per massimizzare il coinvolgimento degli utenti, può determinare l’esito di un’elezione, chi ne è responsabile e con quale strumento giuridico si interviene?

Il contesto in cui arriva la lettera di Macron rende la domanda ancora più urgente: nel solo 2026 undici paesi dell’Unione europea sono chiamati al voto, e nel 2027 toccherà a Francia, Italia e Polonia, tre paesi dove i partiti euroscettici guidano stabilmente i sondaggi.

Piattaforme nel mirino, sanzioni sul tavolo

Macron ha usato nella lettera un linguaggio preciso sul quadro geopolitico: l’Europa si trova in un contesto segnato da una moltiplicazione delle ostilità verso il suo modello democratico, e sia l’Unione sia i singoli Stati membri hanno il dovere di proteggere l’integrità del dibattito civico. Ha anche indicato lo strumento: il pieno utilizzo dei poteri di enforcement già previsti dal DSA, comprese le ingiunzioni e le misure d’urgenza, da attivare sulla base delle segnalazioni ricevute dalla Commissione.

La Commissione europea aveva elaborato linee guida specifiche per il periodo elettorale in vista delle europee del 2024, con indicazioni alle piattaforme su come gestire i rischi legati alla disinformazione e alle interferenze. Macron ha scritto esplicitamente che quelle linee guida vanno aggiornate, perché la minaccia si è evoluta e le misure adottate fino ad oggi si sono rivelate insufficienti. Le piattaforme, dal canto loro, non hanno ancora risposto pubblicamente alle richieste contenute nella lettera. La Commissione, raggiunta da Euronews, ha confermato di aver ricevuto la comunicazione senza aggiungere ulteriori dettagli sui tempi o sulle modalità di risposta.