Macron sfida la Commissione: “il DSA è il banco di prova della sovranità digitale”

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Il presidente francese attacca la lentezza della Commissione nell’applicare il Digital Services Act contro le grandi piattaforme. Per Macron, l’enforcement del DSA non è un dettaglio tecnico ma una questione di potere geopolitico. La credibilità dell’Europa si gioca sulla capacità di trasformare le regole in risultati concreti

Emmanuel Macron riporta al centro dell’agenda europea un tema che Bruxelles fatica a gestire: l’effettiva applicazione del Digital Services Act. Il presidente francese, durante un recente intervento pubblico, ha accusato la Commissione di eccessiva lentezza nei procedimenti contro le grandi piattaforme statunitensi. A suo giudizio, la capacità di far rispettare il DSA rappresenta la vera sfida geopolitica del continente.

Lentezza istituzionale e rischio politico

Le indagini aperte su X, Meta e TikTok procedono da anni senza sanzioni definitive. Il caso di X è il più avanzato, ma resta bloccato tra verifiche preliminari e procedure legali. Bruxelles difende la necessità di costruire fascicoli solidi, per evitare che eventuali ricorsi davanti alla Corte di Giustizia ne compromettano la validità. “Costruiamo casi solidi, perché dobbiamo vincerli in tribunale”, ha dichiarato Thomas Regnier, portavoce della Commissione. Dietro questa prudenza si nasconde però un rischio evidente: senza risultati visibili, la normativa digitale più ambiziosa dell’Unione rischia di perdere credibilità agli occhi dei cittadini e degli operatori.

Macron sposta la discussione dal piano tecnico a quello politico. Nel suo intervento ha chiesto maggiore trasparenza sugli algoritmi, il divieto degli account falsi e una forte accelerazione dell’enforcement. La Francia considera il DSA uno strumento di potere strategico, utile per riequilibrare i rapporti con le piattaforme americane e per affermare un modello europeo basato su diritti, responsabilità e trasparenza. La lentezza, secondo Parigi, non è solo un limite procedurale ma un problema politico che mina l’autonomia del continente.

Un’Europa in bilico tra modelli globali

Il dibattito si inserisce in un contesto internazionale sempre più competitivo. Gli Stati Uniti continuano a puntare su un approccio liberale, fondato sulla libertà di impresa, mentre la Cina rafforza il controllo statale sulle piattaforme. L’Unione Europea tenta di mantenere una terza via: regolare l’innovazione senza soffocarla. Ma per farlo deve dimostrare di saper tradurre i principi in fatti. Senza un enforcement efficace, il Digital Services Act rischia di restare un simbolo, non una leva di potere reale.

La contrapposizione tra Parigi e Bruxelles mostra la difficoltà di coniugare ambizione politica e prudenza giuridica. La Commissione difende la sua lentezza come garanzia di solidità; Macron la legge come segno di debolezza strategica. In mezzo, un’Europa che cerca di definire il proprio ruolo nella competizione globale tra Stati Uniti e Cina.

L’enforcement del DSA è destinato a restare al centro del confronto europeo. La nuova Commissione dovrà dimostrare quali intenzioni abbia nella realtà e se davvero sarà in grado di trovare un punto di equilibrio tra semplificazione e tutela dei diritti.