Meta accusata di pirateria per aver usato film porno 4K nel training dell’intelligenza artificiale

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Due case di produzione cinematografica denunciano Meta per aver scaricato e condiviso circa 2.400 film pornografici in altissima definizione, utilizzati per addestrare i suoi modelli di intelligenza artificiale. Al centro della disputa legale, il delicato tema dell’uso di contenuti coperti da copyright nei dataset delle IA.

Meta è finita nuovamente sotto accusa, stavolta per aver scaricato quasi 2.400 film pornografici in alta definizione tramite rete torrent. Secondo la denuncia presentata da due case di produzione statunitensi, Strike 3 Holdings e Counterlife Media, quei contenuti – molti dei quali in qualità 4K – non solo sarebbero stati sottratti senza autorizzazione, ma anche condivisi attivamente da server collegati a indirizzi IP riconducibili a Meta.

Le opere incriminate avrebbero avuto un ruolo preciso: alimentare l’addestramento di modelli di intelligenza artificiale generativa. Filmati che, per la loro complessità visiva e la presenza di corpi in movimento realistico, risulterebbero particolarmente adatti ad affinare capacità di generazione video da parte di sistemi come Meta Movie Gen o LLaMA. A detta dei querelanti, questo utilizzo rappresenta una violazione diretta del copyright, accompagnata da un comportamento attivo di diffusione, tipico della condivisione peer-to-peer.

A colpire, oltre al contenuto stesso del materiale, è la modalità con cui sarebbe stato acquisito: non attraverso licenze, accordi o dataset aperti, ma con strumenti tradizionalmente associati alla pirateria digitale. Torrent, seed attivi, indirizzi IP riconducibili a server aziendali. Gli avvocati delle due case cinematografiche hanno chiesto non solo l’eliminazione definitiva di ogni copia e derivato algoritmico, ma anche un’ingiunzione a impedire futuri utilizzi, oltre al risarcimento dei danni subiti e alla copertura delle spese legali.

Il contenzioso si inserisce in un panorama normativo ancora fluido, in cui i confini tra uso legittimo e appropriazione indebita sono tutt’altro che definiti. Non è la prima volta che Meta viene accusata di pratiche simili. In un precedente caso, l’azienda era stata citata per aver impiegato testi pirata – inclusi migliaia di libri – per il training dei suoi modelli. Allora, un tribunale aveva riconosciuto il carattere “trasformativo” di quell’impiego, ritenendolo compatibile con le eccezioni previste dal diritto statunitense.

Resta da stabilire se lo stesso principio possa valere anche per contenuti audiovisivi a sfondo sessuale, e se la loro specifica natura possa determinare uno scenario legale diverso. Quel che è certo è che il dibattito sull’origine dei dati utilizzati per costruire le IA è destinato a intensificarsi, sollevando interrogativi sempre più urgenti su trasparenza, responsabilità e legalità nella fase di addestramento algoritmico.

L’equilibrio tra innovazione e rispetto delle regole non è un freno alla tecnologia, ma una condizione per renderla sostenibile. Se chi sviluppa IA ha accesso illimitato a contenuti senza compensare i titolari dei diritti, si rischia di spostare l’asse del potere verso chi detiene le infrastrutture, non verso chi genera valore creativo. Ed è proprio lì che il diritto deve tornare a fare la sua parte.