Meta AI in WhatsApp, AGCM apre una nuova indagine

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L’Antitrust avvia un nuovo procedimento cautelare contro Meta dopo le modifiche introdotte nella WhatsApp Business Solution. Al centro, l’integrazione dell’assistente Meta AI e la possibile chiusura alle soluzioni concorrenti nel mercato degli assistenti conversazionali. Un passaggio che apre anche il tema dell’applicazione del Digital Markets Act

L’intervento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato apre un capitolo delicato nel rapporto tra piattaforme digitali e mercato degli assistenti conversazionali. L’integrazione diretta di Meta AI in WhatsApp e le condizioni introdotte nella WhatsApp Business Solution dal 15 ottobre hanno spinto l’Autorità ad avviare un’azione cautelare, considerando il ruolo centrale che l’app ricopre nelle comunicazioni degli utenti italiani. Una piattaforma che supera i 37 milioni di utilizzatori diventa infatti un punto d’accesso quasi obbligato, capace di influenzare l’intero settore tecnologico.

Perché l’integrazione di Meta AI solleva timori

Le nuove condizioni individuate dall’Antitrust mostrano un possibile restringimento dell’accesso al mercato per gli sviluppatori concorrenti. L’assistente Meta AI è stato inserito all’interno dell’app senza alternative disponibili e questo crea un vantaggio competitivo significativo, soprattutto se gli operatori terzi vengono esclusi dall’uso delle API necessarie per sviluppare servizi comparabili. La combinazione tra integrazione nativa e limitazione tecnica può rendere più difficile per altri player innovare in un mercato dove la messaggistica è ormai una struttura di base per imprese e professionisti digitali.

Il ruolo del Digital Markets Act e il peso dell’istruttoria

Il procedimento si innesta su un’istruttoria avviata nei mesi scorsi, dopo una segnalazione del Codacons che aveva richiamato l’attenzione sulla possibilità che l’assistente di Meta diventasse una scelta obbligata per gli utenti. L’analisi dell’Autorità dialoga con gli obblighi previsti dal Digital Markets Act, che richiede ai gatekeeper un comportamento non discriminatorio e la capacità di garantire interoperabilità nei servizi essenziali. In un contesto in cui l’assistente integrato potrebbe diventare l’unica opzione reale, il rischio di uno squilibrio competitivo diventa concreto.

Meta respinge le accuse e afferma che le API di WhatsApp non sono progettate per supportare assistenti basati su modelli avanzati, sostenendo che un utilizzo intensivo potrebbe compromettere la stabilità del sistema. L’azienda chiarisce inoltre che le modifiche non incidono sull’attività delle imprese che utilizzano WhatsApp Business per gestire la comunicazione con i clienti. La posizione dell’Autorità, però, punta a verificare se le limitazioni siano davvero dettate da ragioni tecniche oppure se rappresentino una scelta che incide sul confronto competitivo, con potenziali effetti duraturi per gli operatori del settore.

Il caso si aggiunge ai procedimenti aperti nei confronti della società in Italia. Una recente iniziativa legale avviata da Codacons, Adusbef e Assourt presso il Tribunale di Roma mira a rafforzare i controlli sull’età degli utenti di Instagram. Se venissero introdotti sistemi più rigidi, l’impatto sulla gestione della piattaforma sarebbe significativo e potrebbe ridurre drasticamente il numero di profili accessibili ai minori, imponendo anche nuove procedure per gli utenti e per le aziende che operano nei settori del marketing e dei contenuti digitali.

L’esito dell’indagine dell’Antitrust sul caso WhatsApp–Meta AI potrebbe diventare uno dei primi test reali sull’applicazione del Digital Markets Act ai servizi di messaggistica. Gli sviluppi attesi nelle prossime settimane contribuiranno a definire quale spazio resterà disponibile agli operatori che vogliono proporre soluzioni di intelligenza artificiale nel mercato europeo.