Il caso che si è aperto il 4 maggio a Santa Fe è leggermente diverso rispetto agli ordinari procedimenti che coinvolgono le grandi piattaforme digitali. Il giudice Bryan Biedscheid è chiamato a stabilire se Facebook e Instagram di Meta configurino un “disturbo pubblico” secondo la legge del New Mexico, una qualificazione giuridica raramente applicata a prodotti digitali e che, se riconosciuta, aprirebbe la strada a misure correttive di portata straordinaria. Prima ancora che iniziassero le dichiarazioni di apertura, lo stesso giudice ha messo in guardia contro il rischio di trasformare il tribunale in un organismo legislativo, dichiarando di avere perplessità su alcuni dei rimedi richiesti dallo stato e di volersi assicurare che eventuali danni accertati vengano affrontati con proporzione.
Una condanna già in tasca, ora si punta alle modifiche strutturali
Questa è la seconda fase di una causa intentata dal procuratore generale Raúl Torrez, che accusa Meta di aver progettato le sue piattaforme per generare dipendenza nei giovani utenti e di non aver fatto abbastanza per proteggere i minori dallo sfruttamento sessuale online.
A marzo, una giuria aveva già emesso un verdetto sfavorevole all’azienda, accertando che Meta aveva violato la legge statale sulla protezione dei consumatori travisando la sicurezza di Facebook e Instagram per i più giovani. L’importo stabilito in quella sede ammontava a 375 milioni di dollari, calcolato in base al numero di violazioni accertate. Ora l’ufficio di Torrez punta più in alto: oltre a miliardi aggiuntivi di risarcimento, chiede al giudice di ordinare interventi che inciderebbero direttamente sul funzionamento delle piattaforme per gli utenti del New Mexico, tra cui l’introduzione della verifica dell’età, la riprogettazione degli algoritmi di raccomandazione in modo da privilegiare contenuti di qualità per i minori e la fine dell’autoplay e dello scroll infinito per chi ha meno di 18 anni. Si tratta di modifiche che, se ordinate dal tribunale, andrebbero ben oltre qualsiasi impegno volontario già annunciato dall’azienda.
Il caso del New Mexico è il primo tra quelli promossi da oltre quaranta procuratori generali statali ad arrivare al dibattimento. La maggior parte delle cause analoghe è ancora ferma nei tribunali federali, il che assegna a questo processo una visibilità e un peso simbolico particolari nel panorama giudiziario statunitense.
Meta nega il nesso causale e alza il tiro
La posizione dell’azienda davanti al giudice è netta su più fronti. Meta contesta l’esistenza di prove scientifiche sufficienti a dimostrare un rapporto causa-effetto tra l’uso dei social media e i problemi di salute mentale documentati nei giovani, e sostiene che molte delle misure richieste dal procuratore siano tecnicamente irrealizzabili o sproporzionate rispetto all’obiettivo dichiarato. Il portavoce dell’azienda ha definito l’azione del New Mexico “una strategia fuorviante”, sottolineando come si concentri su una singola piattaforma ignorando le centinaia di altre applicazioni che i ragazzi utilizzano ogni giorno. La minaccia più dirompente è però quella di abbandonare del tutto il mercato statale qualora il giudice imponesse misure ritenute inattuabili.
Intanto il contesto in cui si inserisce il processo continua ad allargarsi. Una giuria di Los Angeles ha già riconosciuto la responsabilità di Meta e YouTube per i danni causati a minori, condannando le due società a risarcimenti complessivi per circa sei milioni di dollari. Un procedimento federale ancora più ampio, che coinvolge centinaia di distretti scolastici e vede sul banco degli imputati anche TikTok e Snap, è atteso per il 15 giugno. La stessa Meta ha avvertito i propri investitori che le conseguenze legali e regolatorie in corso, sia negli Stati Uniti che nell’Unione Europea, rischiano di avere un impatto rilevante sui risultati aziendali. Il processo di Santa Fe si svolge in questo scenario, con Torrez che ha dichiarato apertamente di voler usarlo per stabilire un nuovo standard di responsabilità per le piattaforme digitali, valido oltre i confini del New Mexico.
Diventa sempre più evidente, dunque, che i tribunali non stiano più valutando singoli episodi, ma il modello complessivo su cui si basa l’universo dei social e la progettazione di sistemi che hanno profondamente condizionato la vita dei minori negli ultimi anni. Dall’esito finale di questo esame, a prescindere dai risarcimento che dovessero essere riconosciuti, potrebbe cambiare il sistema social rispetto a come lo abbiamo fin qui conosciuto.
