Meta riapre WhatsApp ai chatbot rivali, ma solo in Europa e solo a pagamento

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Meta ha revocato il blocco ai chatbot AI di terze parti su WhatsApp Business API in Europa, dopo che la Commissione Europea aveva avviato una procedura formale per abuso di posizione dominante. L'accesso è garantito per 12 mesi, con tariffe per messaggio che i rivali già definiscono anticoncorrenziali. L'Antitrust italiano aveva anticipato la mossa di Bruxelles con un'ordinanza cautelare già a dicembre 2025.

WhatsApp torna accessibile ai chatbot AI sviluppati da aziende terze in Europa, almeno per i prossimi dodici mesi. Meta ha annunciato che riaprirà il proprio Business API ai fornitori di assistenti artificiali concorrenti nell’Unione Europea, introducendo però un sistema di tariffazione per ogni messaggio scambiato che oscilla tra €0,049 e €0,1323 a seconda del paese. La decisione chiude – in modo parziale e temporaneo – una vicenda che aveva messo sotto pressione il gruppo di Menlo Park su più fronti regolamentari contemporaneamente.

Come è nato il blocco e perché ha scatenato l’intervento dei regolatori

Nell’ottobre 2025 Meta aveva aggiornato i termini del WhatsApp Business API con una modifica apparentemente tecnica ma dal peso commerciale considerevole: i provider il cui core business fosse l’erogazione di assistenti AI venivano esclusi dalla piattaforma. In pratica, chatbot come quelli di OpenAI, Perplexity e Poke.com perdevano l’accesso al canale, mentre Meta AI continuava a operare liberamente. La scadenza per chi era già presente era fissata al 15 gennaio 2026. L’Antitrust italiano fu il primo a reagire: il 24 dicembre 2025 l’AGCM emise un’ordinanza cautelare, ritenendo che la modifica unilaterale delle regole operative avrebbe compromesso in modo irreversibile i piani di sviluppo dei concorrenti attivi sul mercato italiano. Meta si adeguò per l’Italia, lasciando il blocco attivo altrove. Una situazione analoga si aprì in Brasile con l’autorità CADE, dove Meta riuscì però a ottenere la sospensione dell’ingiunzione in sede giudiziaria.

La Commissione Europea entra in campo con una comunicazione formale degli addebiti

Il 9 febbraio 2026 la Commissione Europea ha trasmesso a Meta una comunicazione formale degli addebiti, contestando la policy come violazione delle norme antitrust per abuso di posizione dominante. La Commissaria alla Concorrenza Teresa Ribera aveva già anticipato l’intenzione di adottare misure cautelari urgenti, citando il rischio di danni gravi e irreversibili a un mercato in rapida espansione. Le stime citate nelle istruttorie collocavano il valore del mercato europeo dell’AI generativa intorno ai 4,4 miliardi di dollari nel 2024, con proiezioni fino a 11,7 miliardi entro il 2026. La prospettiva di sanzioni fino al 10% del fatturato globale annuo – circa 16,5 miliardi di dollari sulla base dei ricavi 2024 – ha spinto Meta ad anticipare una mossa distensiva, dichiarando che l’apertura temporanea del canale “rimuove la necessità di un intervento immediato” e concede alla Commissione il tempo per concludere l’indagine nel merito.

Le tariffe per messaggio riaprono la disputa sulla concorrenza

La questione, però, resta aperta su un piano diverso da quello del divieto formale. Poke.com, uno dei chatbot coinvolti e parte denunciante nel procedimento europeo, ha già contestato il nuovo regime tariffario: secondo il co-fondatore Marvin von Hagen, il costo medio per utente è passato da 0,13 a 11,04 dollari, un aumento che rende l’accesso economicamente insostenibile per le realtà più piccole. I rivali sostengono che le tariffe per messaggio replicano attraverso la leva economica lo stesso effetto escludente del ban originario, riservando di fatto il canale a chi dispone di risorse sufficienti per reggere quei costi. La Commissione Europea ha confermato di stare analizzando l’impatto di queste modifiche sia nell’ambito del procedimento cautelare che in quello di merito. La partita, sul piano regolamentare, è ancora in corso.