Meta userà l’AI per stabilire se gli utenti sono minorenni e scarica su Apple e Google la responsabilità

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Meta ha annunciato nuovi sistemi di analisi visiva basati su AI per individuare gli utenti under 13 che dichiarano un'età falsa su Instagram, Facebook e Messenger. L'azienda chiede ad Apple e Google di centralizzare la verifica dell'età a livello di app store, mentre la Commissione europea ha già rilevato in via preliminare violazioni del Digital Services Act per la gestione inadeguata dell'accesso dei minori alle piattaforme

Nuovi sistemi di analisi visiva basati su intelligenza artificiale per individuare i minori che dichiarano un’età falsa al momento della registrazione. Questo il cuore dell’annuncio con cui Meta ha aggiornato i propri strumenti di controllo su Instagram, Facebook e Messenger. I sistemi esaminano foto e video pubblicati dagli utenti, combinando segnali visivi come altezza e struttura fisica con elementi testuali, biografie, caption, riferimenti a compleanni o anni scolastici, per stimare la fascia d’età degli account. Gli utenti ritenuti sospetti potranno vedere il proprio profilo disattivato fino al completamento di una procedura di verifica dedicata. Meta precisa che la tecnologia impiegata si differenzia dal riconoscimento facciale tradizionale: l’obiettivo dichiarato è valutare indizi contestuali generali, senza identificazione diretta dei volti.

Dall’analisi dei profili ai Reels e ai Gruppi

Meta spiega di utilizzare già da tempo strumenti AI per analizzare i profili e individuare possibili account di minori di 13 anni, età minima richiesta per accedere a Facebook e Instagram. Con il nuovo aggiornamento, i controlli vengono estesi anche a Instagram Reels, Instagram Live e Facebook Groups, ampliando il perimetro di sorveglianza automatizzata.

La mossa si inserisce in un percorso avviato da anni, ma accelerato dalla crescente pressione normativa e giudiziaria. A febbraio, Mark Zuckerberg aveva ammesso davanti a un tribunale civile di Los Angeles che il filtro di Instagram progettato per bloccare gli utenti under 13 non aveva prodotto i risultati attesi. Quella dichiarazione ha alimentato ulteriori polemiche su come le piattaforme abbiano gestito, o meglio non abbiano gestito, l’accesso dei minori ai propri servizi, lasciando per anni la responsabilità quasi interamente in capo all’autodichiarazione degli utenti, uno strumento che si è rivelato del tutto insufficiente rispetto alla realtà dei comportamenti online.

Nel medesimo comunicato, il gruppo guidato da Zuckerberg rilancia una proposta che porta avanti da tempo sul piano politico per spostare la verifica dell’età a livello di app store e sistemi operativi. Secondo Meta, Apple e Google dovrebbero verificare centralmente l’età degli utenti e condividere le informazioni con le singole applicazioni, garantendo uniformità e riducendo la necessità per ciascuna piattaforma di sviluppare sistemi autonomi e differenti tra loro.

La Commissione europea e il fronte del Digital Services Act

L’annuncio di Meta arriva in un momento di forte tensione con le istituzioni europee. La Commissione ha rilevato in via preliminare che Facebook e Instagram violano il Digital Services Act per non aver identificato, valutato e mitigato in modo adeguato il rischio di accesso ai servizi da parte dei minori di 13 anni. Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, ha sottolineato che le condizioni generali di servizio non possono restare dichiarazioni formali prive di effetti concreti: devono tradursi in misure operative reali a tutela degli utenti più giovani. Il tema della verifica dell’età riguarda peraltro anche il livello istituzionale europeo: il tentativo di sviluppare un’app comune per la verifica dell’età procede tra resistenze degli Stati membri e vulnerabilità emerse nei test iniziali, segnalando quanto il problema sia ancora lontano da una soluzione condivisa.

Il dibattito sulla protezione dei minori online si intreccia così con quello sulla privacy, sulla gestione dei dati biometrici e sull’applicazione del DSA, in un quadro in cui la responsabilità delle piattaforme, il ruolo degli app store e le prerogative dei regolatori nazionali ed europei rimangono ancora oggetto di negoziazione.