Dal 2026 l’Italia avrà un Osservatorio dedicato all’intelligenza artificiale nel lavoro, promosso dal Ministero del Lavoro e ispirato alle linee dell’AI Act europeo. La nuova struttura sarà una vera cabina di regia “pubblico-sociale” pensata per monitorare come l’IA stia cambiando l’occupazione, le competenze e la tutela dei diritti dei lavoratori. A guidarla sarà la ministra Marina Calderone, con l’obiettivo di garantire che la trasformazione digitale resti un processo umano e condiviso, non una corsa cieca all’automazione.
Un modello italiano per governare l’intelligenza artificiale
L’Osservatorio nasce in un momento in cui l’uso dell’intelligenza artificiale è già parte della quotidianità di aziende e pubbliche amministrazioni. Invece di limitarsi a osservare il fenomeno, l’Italia sceglie di governarlo. Il nuovo organismo riunirà istituzioni, parti sociali, ricercatori ed esperti in quattro comitati tecnico-scientifici, una Consulta delle parti sociali, una Commissione etica e un Comitato di indirizzo. La presidenza della Commissione etica è stata affidata a padre Paolo Benanti, figura di riferimento per l’etica delle tecnologie, già a capo della Commissione sull’IA per l’informazione presso la Presidenza del Consiglio.
La missione è ambiziosa: costruire un equilibrio tra innovazione, occupazione e diritti. “Non vogliamo che siano gli algoritmi a decidere il destino delle persone”, ha sottolineato Calderone. Parole che segnano la volontà politica di riportare al centro la responsabilità umana, in un contesto dove i sistemi automatizzati stanno entrando nei processi di selezione, valutazione e formazione. Padre Benanti ha aggiunto che “l’etica non deve essere vista come un freno, ma come una bussola per orientare il cambiamento verso il bene comune”.
Formazione digitale e competenze al centro della strategia
L’Osservatorio si inserisce in una strategia più ampia, che punta a un’innovazione inclusiva. Ne fa parte anche AppLi, l’assistente virtuale sviluppato dal Ministero del Lavoro per accompagnare cittadini di ogni età in percorsi di orientamento e formazione professionale. Dopo una prima fase sperimentale riservata ai giovani tra i 18 e i 35 anni, il servizio è ora disponibile per tutti tramite autenticazione Spid o Cie. È un segnale concreto: la transizione digitale non riguarda solo le tecnologie, ma soprattutto le persone che dovranno saperle usare.
Secondo i dati Istat, l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane è in forte aumento. Nel 2025 il 16,4% delle aziende con almeno dieci dipendenti utilizza già sistemi di IA, contro l’8,2% dell’anno precedente. Tra le grandi imprese la percentuale supera il 50%, mentre le piccole e medie mostrano comunque un raddoppio. La crescita però mette in luce un nodo strutturale: la carenza di competenze digitali, ancora oggi il principale ostacolo alla piena diffusione dell’innovazione.
Le prime attività ufficiali sono previste per l’inizio del 2026, con la pubblicazione dei documenti strategici e le analisi sull’impatto dell’IA nel lavoro. Da quella data, l’Osservatorio sarà il punto di riferimento per chi, in Italia, dovrà conciliare innovazione e responsabilità, produttività e dignità del lavoro. Un equilibrio complesso, ma necessario per un futuro digitale in cui la tecnologia serva l’uomo. E non il contrario.
