Mosca chiude Speedtest Ookla: “Minaccia la sicurezza della rete russa”

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Il Servizio federale per la supervisione delle comunicazioni ha ordinato il blocco di Speedtest, accusando il servizio di trasmettere informazioni strategiche sull’infrastruttura di rete nazionale. Ookla nel mirino anche per precedenti violazioni in materia di localizzazione dei dati. Il governo rilancia strumenti alternativi sviluppati in patria.

Il servizio online per misurare la velocità di connessione Speedtest, sviluppato dalla società americana Ookla, non sarà più accessibile dalla Russia. La decisione è stata comunicata dal regolatore nazionale Roskomnadzor, che ha giustificato il blocco parlando di pericoli per la sicurezza informatica del Paese. Secondo le autorità russe, l’applicazione sarebbe in grado di acquisire dati tecnici sull’infrastruttura digitale locale, come configurazioni di rete, capacità di banda e latenza, informazioni che potrebbero risultare utili per operazioni di spionaggio o attacchi cibernetici. Un timore che si estende anche all’uso militare, con la possibilità di sfruttare tali dati per orientare droni o attrezzature da guerra elettronica.

Non si tratta del primo intervento contro Ookla: negli anni passati, l’azienda era già stata colpita da sanzioni per non aver rispettato l’obbligo di conservare i dati degli utenti russi all’interno dei confini nazionali, come previsto dalla normativa in vigore. Il provvedimento di blocco, dunque, non sorprende del tutto. Rientra anzi in un piano ben più ampio che punta a consolidare il controllo statale sul web, una strategia che le autorità definiscono “sovranità digitale”.

Al centro di questo progetto c’è il cosiddetto Runet, acronimo informale con cui si indica la porzione di Internet che fa capo alla Russia, sia in termini di contenuti in lingua russa che di infrastrutture e nodi di rete controllati dal governo. L’obiettivo è duplice: limitare l’ingerenza di soggetti stranieri nei servizi digitali offerti alla popolazione e ridurre la dipendenza da piattaforme estere. In questa logica, Mosca ha già oscurato diversi colossi occidentali, tra cui YouTube, Instagram, Facebook e WhatsApp, sostituendoli con applicazioni e social network sviluppati internamente.

Questa stretta sui servizi digitali esteri solleva interrogativi su come bilanciare le esigenze di sicurezza con la libertà di accesso all’informazione e alla tecnologia. La volontà di costruire un ecosistema digitale nazionale può apparire come una misura di autodifesa, ma rischia di trasformarsi in una chiusura sistemica che isola invece di proteggere.

Nel caso specifico di Speedtest, Roskomnadzor ha invitato i cittadini russi a utilizzare strumenti locali, come ProSet e ProNet, per misurare la qualità delle connessioni Internet. Due alternative che, secondo il regolatore, garantiscono gli stessi servizi senza esporre il sistema a rischi esterni.