Mozilla spinge sulla privacy, add-on obbligati a rivelare come usano i dati

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Dal 3 novembre, le nuove estensioni di Firefox dovranno indicare chiaramente se raccolgono informazioni personali. La misura, che anticipa un cambio strutturale nel 2026, segna un passo deciso verso la trasparenza digitale. Mozilla punta a costruire un ecosistema di fiducia tra utenti e sviluppatori.

Mozilla introduce una nuova fase nella gestione della privacy online, imponendo maggiore chiarezza agli sviluppatori di estensioni per Firefox. Dal 3 novembre 2025, ogni nuovo componente dovrà specificare se raccoglie o trasmette dati personali, un obbligo che dal 2026 sarà esteso a tutte le estensioni presenti sullo store del browser. L’obiettivo è rafforzare la fiducia degli utenti attraverso un’informazione chiara e immediata sul comportamento dei software che installano.

Trasparenza obbligatoria per chi sviluppa su Firefox

Nel file manifest.json di ogni nuova estensione comparirà una voce dedicata “browser_specific_settings.gecko.data_collection_permissions”. In caso di assenza di raccolta dati, dovrà contenere la dicitura “none”. È un passaggio tecnico, ma anche simbolico, perché sancisce l’impegno di Mozilla nel rendere visibile e verificabile l’uso dei dati personali fin dal momento dell’installazione. Le informazioni saranno mostrate nella finestra di installazione, nella scheda su addons.mozilla.org e nella sezione “Permessi e dati” del browser.

Questa misura si applicherà inizialmente solo alle nuove estensioni pubblicate dopo la data indicata. Tuttavia, chi aggiornerà un componente esistente includendo la nuova chiave di dichiarazione dovrà mantenerla anche nelle versioni successive. Dal 2026 la regola sarà obbligatoria per tutti, senza eccezioni, completando così la transizione verso un modello di piena trasparenza.

Un passo verso un ecosistema digitale più affidabile

Mozilla ha chiarito che le estensioni non conformi saranno respinte in fase di revisione. Per agevolare il passaggio, verranno messi a disposizione strumenti e linee guida dedicate. Nel frattempo, chi sviluppa per versioni precedenti di Firefox, inferiori alla 140 su desktop o alla 142 su Android, dovrà comunque offrire un metodo manuale che consenta all’utente di controllare la gestione dei propri dati subito dopo l’installazione.

Il cambiamento è coerente con la filosofia della fondazione, da sempre impegnata nella tutela della privacy e nella costruzione di un web trasparente. L’iniziativa non rappresenta solo un vincolo tecnico, ma un segnale di responsabilità nei confronti degli utenti. In un’epoca in cui la fiducia digitale è spesso minata da pratiche opache, la scelta di Mozilla assume un valore etico e competitivo.

Per chi lavora nel settore, la nuova regola introduce un livello di accountability che può diventare un vantaggio reputazionale. Le aziende e gli sviluppatori che adottano per primi queste pratiche trasparenti potranno distinguersi in un mercato dove la sicurezza dei dati è un criterio di scelta sempre più rilevante. È un’evoluzione che richiama le logiche della compliance europea, dove chiarezza e responsabilità sono parte integrante dell’innovazione.