Multa da 5 milioni, l’Antitrust colpisce ALD per informazioni ingannevoli

Tempo di lettura: 4 minuti

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inflitto una sanzione record ad ALD Automotive per aver fornito informazioni ambigue ai consumatori. Il provvedimento sottolinea l’importanza di un’informativa chiara nei servizi digitali e contratti online.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inflitto una sanzione da 5 milioni di euro alla società ALD Automotive Italia, ritenendola responsabile di pratiche commerciali scorrette nella gestione dei danni ai veicoli concessi in noleggio a lungo termine. Il provvedimento, pubblicato il 9 ottobre 2025, mette in evidenza gravi carenze informative nei contratti sottoscritti con i clienti e ribadisce l’importanza di un’informativa chiara e completa nelle relazioni di consumo.

Una condotta ingannevole verso i clienti

Secondo l’AGCM, ALD avrebbe fornito ai consumatori informazioni ambigue e frammentate sul servizio aggiuntivo di limitazione della responsabilità, acquistato dalla quasi totalità dei clienti. Questo servizio, simile per finalità a una copertura assicurativa, doveva permettere agli utenti di pagare soltanto la franchigia concordata in caso di danni. In realtà, l’efficacia della protezione dipendeva da un requisito poco chiaro: la segnalazione tempestiva di ogni singolo danno entro tre giorni dall’evento. Una condizione non sempre comunicata, che ha finito per escludere molti clienti dal beneficio per cui avevano pagato.

L’Autorità ha inoltre accertato che le informazioni sui criteri per distinguere i danni da normale usura da quelli a carico del cliente erano incomplete o difficilmente accessibili. La cosiddetta “Guida Stato d’Uso”, necessaria per comprendere tali criteri, non era allegata ai documenti contrattuali e non veniva comunicata al momento della firma. In alcuni casi, i consumatori si sono trovati addebitati per graffi o ammaccature non visibili a occhio nudo, rilevati solo in fase di perizia tecnica. Per l’AGCM, si tratta di una condotta aggressiva che limita di fatto l’utilizzo del servizio acquistato.

Una sanzione che richiama alla trasparenza

Il procedimento, avviato nell’aprile 2025, ha evidenziato che la pratica contestata era attiva almeno dal 2019 e aveva coinvolto migliaia di clienti in tutta Italia. L’Autorità ha considerato la violazione grave, poiché il comportamento di ALD ha potenzialmente influito sulle scelte economiche di un vasto numero di consumatori, compromettendo la loro possibilità di valutare correttamente l’offerta commerciale.

Nel corso dell’istruttoria, ALD ha difeso la legittimità delle proprie procedure, sostenendo che l’obbligo di denuncia dei danni rappresenta una prassi del settore e che le informazioni fornite erano sufficienti. Tuttavia, l’Autorità ha respinto tali argomentazioni, precisando che la diligenza professionale impone di comunicare in modo chiaro e coerente tutte le condizioni che limitano i diritti del cliente. Ha inoltre ricordato che la scarsa conoscenza tecnica del consumatore medio non può giustificare la mancanza di trasparenza nei contratti di lunga durata.

Nel determinare la sanzione, l’AGCM ha tenuto conto della dimensione economica dell’impresa, dei ricavi generati dal servizio contestato e delle misure correttive introdotte nel 2025, riconoscendo ad ALD di aver migliorato i propri documenti contrattuali e informativi. Nonostante ciò, la multa è rimasta elevata per garantire un effetto deterrente adeguato a un operatore di grandi dimensioni.

Un segnale per il mercato digitale

Il caso ALD non riguarda soltanto il settore dell’autonoleggio. La decisione dell’AGCM assume un valore simbolico per tutte le aziende che operano online o offrono servizi in abbonamento. La chiarezza contrattuale non è un formalismo, ma un elemento centrale della fiducia tra imprese e clienti. Le piattaforme digitali, i marketplace e i fornitori di servizi automatizzati devono assicurare che le condizioni economiche e operative siano espresse in modo accessibile e comprensibile, senza clausole nascoste o termini ambigui.

Con questa decisione, l’Autorità richiama il mercato italiano a una maggiore responsabilità nella comunicazione commerciale. In un’epoca in cui l’informazione precontrattuale passa sempre più attraverso strumenti digitali, la correttezza delle pratiche non è soltanto un dovere normativo ma un vantaggio competitivo per le imprese che scelgono la trasparenza come valore strategico.