L’autorità spagnola per la protezione dei dati ha inflitto a Informa D&B una sanzione da 1,8 milioni di euro, imponendo anche la cancellazione di 1,6 milioni di record di imprenditori. L’azienda aveva trattato queste informazioni senza una base legale, trasformando dati raccolti a fini amministrativi in prodotti commerciali. Il caso rappresenta un campanello d’allarme per tutte le imprese che fondano le proprie strategie di marketing sull’acquisto di database esterni.
Perché l’AEPD ha colpito Informa D&B
Secondo l’indagine, i dati contestati provenivano dal censimento delle imprese gestito dall’autorità fiscale e successivamente trasferito alle Camere di commercio. Attraverso CAMERDATA, le informazioni sono poi arrivate a Informa D&B che le ha utilizzate per alimentare prodotti rivolti a banche, assicurazioni e società di marketing. Per l’autorità spagnola, l’intera catena di passaggi ha violato l’articolo 6 del GDPR, poiché non era stato raccolto alcun consenso e nemmeno predisposte modalità alternative per informare gli interessati.
L’azienda aveva tentato di difendersi sostenendo che avvisare singolarmente oltre un milione e mezzo di persone sarebbe stato sproporzionato. L’AEPD ha respinto questa giustificazione, ribadendo che il peso organizzativo non giustifica l’elusione delle norme. Nel periodo analizzato, la società aveva firmato decine di contratti di fornitura e ricevuto più di cento richieste di cancellazione, segnale evidente di un uso dei dati percepito come invasivo.
Un precedente che pesa sul marketing europeo
La decisione dell’AEPD non si limita a un contesto nazionale. In molti paesi europei, Italia compresa, è pratica diffusa affidarsi al “legittimo interesse” per acquistare elenchi di contatti. Il provvedimento spagnolo ribadisce invece che questa base giuridica non può prevalere quando i dati provengono da registri pubblici destinati a finalità precise e limitate. La conseguenza è chiara: chi utilizza database dovrà garantire che l’origine e l’uso delle informazioni siano pienamente conformi alla legge.
Per le imprese, il messaggio è inequivocabile. Continuare a comprare o vendere contatti senza controlli accurati espone non solo a sanzioni economiche ma anche a danni reputazionali. La fiducia degli utenti diventa sempre più il capitale intangibile che distingue chi rispetta le regole da chi le aggira. Il punto è che la trasparenza non è un costo, ma un investimento: le aziende che lo capiranno per prime costruiranno rapporti più solidi e duraturi.
Il caso spagnolo segna quindi un passaggio di fase: non basta più “comprare dati”, serve ripensare la filiera del marketing B2B, con processi di due diligence sui fornitori e sistemi chiari di gestione del consenso. L’alternativa è una concorrenza viziata, dove il rischio di sanzioni è solo la punta dell’iceberg rispetto alla perdita di credibilità agli occhi dei clienti.
