Dal 1° luglio 2026 le regole dell’e-commerce europeo cambiano in modo concreto. Gli Stati membri dell’Unione hanno concordato l’abolizione dell’esenzione doganale applicata finora ai pacchi di valore inferiore a 150 euro, anticipando una misura che avrebbe dovuto entrare in vigore più avanti. Da quella data, tutte le spedizioni online verso l’UE saranno soggette a dazio, indipendentemente dal prezzo del prodotto.
In una fase iniziale verrà applicato un costo fisso di 3 euro per ogni articolo sotto la soglia dei 150 euro, a condizione che l’IVA venga assolta tramite l’Import One Stop Shop. Si tratta di una misura transitoria, destinata a restare in vigore fino alla definizione di un sistema definitivo, ma sufficiente a modificare l’equilibrio economico delle vendite online a basso prezzo.
Come cambiano i costi per l’e-commerce che importa in Europa
L’impatto non si limita al dazio fisso. A partire da novembre 2026 è prevista anche l’introduzione di una commissione di gestione doganale a livello unionale, calcolata sulle dichiarazioni di importazione. Alcuni Paesi, tra cui Belgio, Francia, Italia, Paesi Bassi e Romania, stanno già introducendo o valutando tariffe nazionali anticipate, creando uno scenario frammentato che richiede attenzione operativa.
Per chi opera nel commercio elettronico transfrontaliero, soprattutto con alti volumi di piccoli pacchi, il cambiamento incide sui margini e sulla struttura dei prezzi. Il modello basato su spedizioni frequenti e di basso valore perde parte del vantaggio competitivo che aveva fino a oggi, rendendo meno sostenibile l’assorbimento dei costi doganali all’interno del prezzo finale.
IVA, IOSS e nuove scelte operative per chi vende online
Sul fronte fiscale, l’Unione europea continua a spingere sull’uso dell’Import One Stop Shop come strumento per semplificare la gestione dell’IVA nelle vendite B2C di beni importati. L’obiettivo è rafforzare la riscossione e ridurre le asimmetrie tra commercio digitale e vendita al dettaglio tradizionale, anche in vista di una possibile abolizione futura della soglia dei 150 euro per l’accesso al regime IOSS.
Per le imprese coinvolte, la riforma richiede una revisione dei processi interni. Pricing, supply chain, contratti con i corrieri e configurazione dei sistemi gestionali diventano elementi centrali nella valutazione dei nuovi costi. In alcuni casi, la riorganizzazione dei magazzini o il ricorso a centri di fulfillment all’interno dell’UE può ridurre l’impatto delle importazioni dirette.
L’intervento normativo nasce dalla crescita costante dell’e-commerce internazionale, che ha messo sotto pressione i sistemi doganali e fiscali europei. L’aumento dei costi di controllo e la difficoltà di garantire una corretta riscossione dell’IVA hanno spinto le istituzioni a intervenire prima del previsto, accelerando il calendario della riforma.
Restano aperti alcuni profili di incertezza, in particolare sulla legittimità delle commissioni nazionali introdotte in anticipo e sull’assetto definitivo delle tariffe a livello UE. Alcuni operatori stanno già valutando possibili contestazioni formali, mentre altri scelgono di concentrarsi sull’adattamento operativo per evitare discontinuità nei flussi di vendita.
Nel breve periodo, il risultato è un aumento strutturale dei costi per chi vende online verso l’Europa, anche nel segmento low cost. Nel medio termine, la riforma tende a ridisegnare il rapporto tra piattaforme digitali, logistica e mercato unico, spingendo l’e-commerce verso modelli più integrati e meno dipendenti dalle spedizioni di micro-valore.
