Nuovi prezzi Office senza Teams, così Microsoft evita la multa UE

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Per scongiurare una maxi multa, Microsoft accetta di scorporare Teams da Office e offrire prezzi differenziati fino a 8 euro. Gli impegni dureranno fino a dieci anni e avranno effetto globale, aprendo nuove prospettive per la concorrenza europea nel settore della collaborazione digitale.

Microsoft ha evitato una multa antitrust da parte dell’Unione Europea modificando il proprio modello commerciale su Office e Teams. L’indagine avviata dall’Europa era iniziata dopo la denuncia di Slack, acquisita da Salesforce, che nel 2020 aveva accusato il colosso di Redmond di sfruttare una posizione dominante legando obbligatoriamente l’app di messaggistica e videoconferenze al pacchetto Office. Nel 2023 anche l’azienda tedesca Alfaview aveva presentato una contestazione analoga, rafforzando la pressione su Bruxelles.

Prezzi separati e impegni di lungo periodo

Per evitare una sanzione, Microsoft ha concordato con la Commissione europea una revisione dei listini: le versioni di Office senza Teams saranno offerte a un prezzo ridotto, con un differenziale tra 1 e 8 euro rispetto ai pacchetti completi. La differenza sarà superiore del 50% rispetto a quella attuale, in modo da rendere chiara la scelta per gli utenti. Gli impegni avranno durata pluriennale: sette anni per la politica dei prezzi e dieci anni per le regole sull’interoperabilità dei dati.

Interoperabilità come condizione globale

Oltre ai prezzi, Microsoft dovrà garantire che i clienti possano esportare le conversazioni da Teams verso piattaforme concorrenti, facilitando così il passaggio a servizi alternativi. Una clausola che mira a rimuovere le barriere tecniche che storicamente hanno favorito i prodotti integrati. L’aspetto più rilevante è che l’accordo non si limiterà all’Europa, ma sarà applicato a livello globale, fissando un precedente destinato a incidere sui rapporti tra le Big Tech e le autorità di regolazione in diversi mercati.

Il nuovo scenario potrebbe favorire la nascita di un ecosistema più diversificato, soprattutto in Europa, dove aziende come Alfaview hanno accolto con favore la decisione sottolineandone l’importanza per la cosiddetta sovranità digitale. Le autorità comunitarie mostrano così di voler affermare regole che bilancino potere di mercato e libertà di scelta. Il punto interrogativo resta sull’effettiva forza del meccanismo: uno sconto di pochi euro non sempre basta a modificare le decisioni di acquisto, e l’abitudine a lavorare con strumenti già integrati può continuare a pesare più del listino.

La vicenda offre alle imprese italiane un monito preciso: i modelli di bundling, se troppo aggressivi, possono essere contestati e portare a cambiamenti forzati. La trasparenza nell’offerta e la possibilità di interoperabilità diventano quindi elementi non solo strategici, ma necessari per operare in un mercato digitale sempre più regolato. In prospettiva, l’esito del caso Microsoft potrebbe spingere anche altri colossi tecnologici a rivedere le proprie strategie di integrazione, per non trovarsi a dover negoziare sotto la pressione delle autorità.