Palantir Technologies ha pubblicato un manifesto politico-filosofico in 22 punti che rivendica per l’azienda un ruolo attivo nella costruzione dell’hard power occidentale basato sull’intelligenza artificiale. Il documento è la sintesi pubblica di “The Technological Republic: Hard Power, Soft Belief, and the Future of the West”, il libro scritto dal CEO Alex Karp uscito all’inizio del 2025 e diventato bestseller del New York Times. Definirlo un libro di idee sarebbe però riduttivo. E’ da considerarsi piuttosto la formalizzazione di un posizionamento commerciale e strategico da parte di un’azienda che gestisce già, in tempo reale, alcune delle infrastrutture decisionali più sensibili degli Stati Uniti e dei loro alleati.
Cosa dice il manifesto
Il manifesto di Karp è una vera e propria dichiarazione di ruolo, ancora prima di poter essere considerata una provocazione culturale. Il testo spinge apertamente per lo sviluppo di armi basate sull’intelligenza artificiale, per la reintroduzione della coscrizione obbligatoria negli Stati Uniti, per il riarmo di Germania e Giappone e per un coinvolgimento strutturale della tecnologia nelle politiche di sicurezza interna.
Karp sostiene che le democrazie occidentali abbiano perso la capacità di tradurre i propri valori in potere concreto, e che questa incapacità derivi da un’élite culturale che ha sostituito la difesa con il dibattito, la forza con il consenso. La soluzione proposta è una nuova alleanza tra Stato e aziende tecnologiche disposte a costruire gli strumenti dell’hard power senza scusarsi per farlo. Alcune sezioni del testo contestano esplicitamente l’inclusività culturale e il pluralismo, arrivando ad affermare che certe culture si sono rivelate “mediocri, e peggio, regressive e dannose”. Un linguaggio che il filosofo Mark Coeckelbergh ha definito un esempio di tecnofascismo e che l’economista Yanis Varoufakis ha letto come la disponibilità dell’azienda ad aggiungere alla minaccia nucleare quella delle armi autonome guidate dall’IA. Il testo critica anche quello che chiama “AI doomerism”, la tesi secondo cui lo sviluppo di armi basate sull’intelligenza artificiale sarebbe pericoloso in sé. Karp rovescia l’argomento sostenendo che sia più pericoloso lasciare che a svilupparle siano gli avversari delle democrazie occidentali. È una posizione che produce il risultato che dichiara di voler scongiurare, e avvantaggia commercialmente chi la propone.
E, infatti, 22 comandamenti di Palantir vanno calati nella realtà e si capisce che oltre che alla filosofia prendano spunto anche, soprattutto e banalmente dal vil denaro. Il sistema Maven, sviluppato per il Pentagono, conta oggi oltre 20.000 utenti attivi, un numero quadruplicato rispetto a marzo 2024. La piattaforma è stata impiegata durante l’evacuazione di Kabul nel 2021, per fornire coordinate di targeting alle forze ucraine nel 2022 e durante l’Operazione Epic Fury contro l’Iran nel 2026, dove avrebbe consentito l’elaborazione di mille obiettivi nelle prime ventiquattro ore.
Il Pentagono ha trasformato Maven in un programma strutturale di lungo termine, segnalando il passaggio definitivo da strumento sperimentale a infrastruttura operativa consolidata. L’Esercito americano ha assegnato a Palantir un accordo quadro del valore potenziale di dieci miliardi di dollari su dieci anni, accorpando 75 contratti preesistenti in un unico framework. Palantir ha firmato un accordo con la NATO per una versione del sistema Maven Smart System a supporto del Comando Alleato per le Operazioni, estendendo questa penetrazione all’intera architettura di sicurezza occidentale. In gennaio 2024 l’azienda ha annunciato una partnership con il Ministero della Difesa israeliano per dispiegare la propria tecnologia a supporto di missioni legate alla guerra. Amnesty International ha preso posizione ufficiale contro il contratto da 330 milioni di sterline che Palantir detiene con il Servizio Sanitario Nazionale britannico, citando la fornitura di prodotti di intelligenza artificiale alle forze armate israeliane in relazione al conflitto a Gaza. Negli Stati Uniti la stessa tecnologia viene impiegata per sorvegliare studenti universitari che manifestano in favore dei diritti palestinesi e per alimentare le operazioni di deportazione dell’ICE.
Il modello di business dietro la filosofia
Nel 2025 Palantir ha registrato 1,6 miliardi di dollari di utile netto, con ricavi cresciuti del 93% anno su anno, posizionandosi tra le venti società americane più capitalizzate. Per il terzo anno consecutivo, però, un soggetto ampiamente profittevole ha evitato di versare imposte federali sui propri utili negli Stati Uniti, sfruttando deduzioni legate alle stock option dei dirigenti e agevolazioni fiscali favorite dall’amministrazione Trump. I contribuenti americani finiscono così per finanziare l’azienda due volte. La prima attraverso i contratti governativi, la seconda attraverso i sussidi fiscali, inclusi circa 400 milioni di dollari per attività di ricerca legate allo sviluppo di sistemi di sorveglianza governativa. Il fondatore di Bellingcat, Eliot Higgins, ha sintetizzato la questione con chiarezza: quei 22 punti non sono filosofia sospesa nel vuoto, ma l’ideologia pubblica di un’azienda i cui ricavi dipendono dalla politica che sta sostenendo.
Il paragone con i Krupp per la Germania di Hitler, sollevato nel dibattito italiano da Michele Serra nella sua “Amaca”, coglie qualcosa di strutturalmente riconoscibile: un’azienda privata che concentra la propria competenza nella produzione di strumenti di potere statale e si arricchisce in proporzione all’intensità dei conflitti. La differenza è che i Krupp non pubblicavano manifesti filosofici. Si limitavano a vendere cannoni. Palantir ha trasformato la compiacenza in virtù civica dichiarata, portandola a uno stadio successivo, per certi versi più inquietante, perché rende l’interesse economico indistinguibile dalla missione morale.
La pietra che seleziona. I riferimenti al Signore degli Anelli di Tolkien
Peter Thiel, cofondatore di Palantir, ha costruito attorno a sé un ecosistema simbolico interamente tratto dall’universo tolkieniano. Gli uffici dell’azienda portano nomi come Gondor, Rivendell e la Shire. Le società da lui fondate o finanziate si chiamano Valar Ventures, Mithril Capital Management, Anduril Industries, dal nome della spada di Aragorn. Il riferimento ai palantíri, le pietre veggenti del romanzo, rivela un paradosso che l’azienda sembra ignorare deliberatamente.
Nel mondo di Tolkien questi strumenti non erano mai neutri nelle mani del giusto. Sauron li usò per mostrare a Denethor, il Sovrintendente di Gondor, solo ciò che voleva che vedesse: l’enormità delle forze di Mordor, la certezza della sconfitta. Denethor non fu mai domato nella volontà, ma fu condotto alla disperazione attraverso immagini vere ma selezionate. Saruman, da parte sua, spinse lo sguardo troppo lontano verso Barad-dûr e fu catturato. Un sistema privato che promette di vedere tutto decide, per definizione, cosa mostrare e cosa oscurare a chi governa. La pietra veggente seleziona e chi la controlla non controlla la realtà, ma la versione della realtà che chi decide è in grado di vedere.
