Il 3 marzo 2026, alle 19:02 ora locale, gli account aziendali di tutti i dipendenti cinesi di Nexperia hanno smesso di funzionare. Office 365 irraggiungibile, SAP bloccato, accesso ai sistemi produttivi interrotto. La sede olandese del chipmaker aveva preso una decisione unilaterale che, nel giro di poche ore, avrebbe trasformato un conflitto societario già logoro in un caso diplomatico di prima grandezza. La maggior parte delle operazioni è stata ripristinata il 6 marzo, ma Pechino aveva già preparato la risposta: il 7 marzo il ministero del commercio cinese ha pubblicato una dichiarazione formale in cui evoca lo spettro di una nuova crisi globale dei semiconduttori, addossando ai Paesi Bassi la piena responsabilità di qualsiasi conseguenza futura.
Chi è Nexperia e perché produce chip che muovono l’economia mondiale
Nexperia è un produttore olandese di chip legacy – transistor, diodi e componenti discreti – con 12.500 dipendenti e un fatturato annuo di 2,1 miliardi di dollari. I suoi prodotti finiscono nelle centraline elettroniche di Volkswagen, BMW, Honda e Nissan, nei dispositivi consumer di Apple e Samsung, nei sistemi industriali di Bosch. Nell’ecosistema dei semiconduttori globali, Nexperia controlla circa il 40% del mercato mondiale dei transistor e dei diodi: una quota che rende ogni sua interruzione produttiva immediatamente percepibile lungo catene di fornitura che attraversano tre continenti. L’azienda era di proprietà della cinese Wingtech Technology, che tra il 2018 e il 2020 aveva speso 33,8 miliardi di yuan per acquisirla, costruendo un modello industriale ibrido con la sede legale ad Amburgo e le principali operazioni di assemblaggio e test nella provincia del Guangdong.
Tutto è cambiato nel settembre 2025. Il governo olandese ha invocato il Goods Availability Act, una legge risalente al 1952 concepita per situazioni di emergenza, per assumere il controllo temporaneo di Nexperia. La motivazione ufficiale: rischi per la sicurezza nazionale, con il timore che tecnologie sensibili potessero fluire verso la Cina attraverso Wingtech, già inserita nella lista nera statunitense. Pechino ha risposto con restrizioni all’esportazione dei chip prodotti dalla sussidiaria cinese, innescando carenze di fornitura che hanno obbligato Honda, Nissan, Volkswagen e Bosch a sospendere alcune linee produttive. Honda ha stimato un impatto sull’utile operativo di circa 960 milioni di dollari per l’anno fiscale chiuso a marzo 2026.
Arbitrato internazionale da 8 miliardi e corti europee nel mezzo della disputa
Dopo un parziale disgelo autunnale – la Cina aveva sospeso le restrizioni all’export, l’Olanda aveva allentato l’intervento governativo – la vicenda è riesplosa sul piano giudiziario a febbraio 2026. La Camera d’impresa della Corte d’appello di Amsterdam ha ordinato un’indagine formale sulla gestione di Nexperia, confermando la sospensione dell’amministratore delegato Zhang Xuezheng, fondatore di Wingtech, e disponendo il trasferimento delle sue quote azionarie a un avvocato olandese nominato dal tribunale.
Wingtech ha risposto annunciando un arbitrato internazionale con richieste di risarcimento fino a otto miliardi di dollari, fondato su un trattato bilaterale di protezione degli investimenti stipulato tra Olanda e Cina nel 2001. La scadenza per avviare formalmente la procedura è fissata al 15 aprile 2026. Nel frattempo le due entità – la Nexperia olandese e la sussidiaria cinese, che si è dichiarata operativamente indipendente dopo il settembre 2025 – continuano a scambiarsi accuse di negoziazione in malafede, mentre i tentativi di mediazione promossi da L’Aia, Bruxelles e Pechino non hanno ancora prodotto alcun risultato concreto.
La sede olandese non ha smentito il blocco degli account del 3 marzo, ma ha contestato che l’interruzione abbia avuto effetti reali sulla produzione nello stabilimento del Guangdong. Una posizione che Pechino ha respinto come insufficiente, denunciando la creazione di “nuovi conflitti” nella disputa in corso.
Geopolitica dei chip e vulnerabilità delle filiere globali
Quello che emerge dalla cronologia di questa vicenda è un meccanismo che si ripete con geometrica regolarità ogni volta che la sicurezza nazionale incontra la proprietà industriale transfrontaliera: un intervento statale unilaterale, una risposta speculare, una serie di conseguenze che si scaricano sulle catene produttive molto più in basso nella filiera. I produttori automotive europei e giapponesi non hanno alcun ruolo nella disputa tra L’Aia e Pechino, ma sono stati i primi a fermare le linee di assemblaggio nell’autunno 2025 e restano i più esposti in caso di una seconda crisi delle forniture. I tentativi di costruire alternative europee nella produzione di semiconduttori – dall’European Chips Act agli investimenti di TSMC in Germania e Intel in Polonia – riguardano chip avanzati, non i componenti legacy che Nexperia produce in quantità enormi a costi industriali che l’Europa fatica a replicare. Questo divario strutturale trasforma ogni escalation della disputa Nexperia in un test sulla reale capacità dell’Europa di tutelare la propria autonomia produttiva in un settore che i governi di tutto il mondo hanno già classificato come strategico.
