Elon Musk non si è presentato a Parigi. La procura francese lo attendeva per un’audizione libera programmata per il 20 aprile 2026, nell’ambito di un’indagine che ha cambiato perimetro e peso specifico nel corso di quindici mesi. Le autorità hanno preso atto dell’assenza e hanno confermato, con una nota sobria, che il procedimento andrà avanti senza ostacoli.
L’indagine che ha cambiato scala
Il punto di partenza risale al gennaio 2025, quando il deputato macroniano Éric Bothorel ha presentato una segnalazione sostenendo che gli algoritmi di X avrebbero manipolato i sistemi automatizzati di raccomandazione per alterare il dibattito politico in Francia. La sezione anticrimine informatico della procura di Parigi ha raccolto la denuncia e avviato un fascicolo formale. A luglio 2025 la Gendarmeria nazionale ha ricevuto l’incarico di condurre le indagini per un reato preciso: alterazione del funzionamento di un sistema di trattamento automatizzato di dati in banda organizzata. Era già un’accusa seria, ma la vicenda non si è fermata lì.
A febbraio 2026 la procuratrice Laure Beccuau ha fatto un passo che nessuna autorità europea aveva mai compiuto nei confronti di una grande piattaforma globale: ha ordinato la perquisizione degli uffici di X France, condotta dalla brigata anticrimine informatico con il supporto di Europol. L’operazione ha prodotto due effetti simultanei. Da un lato ha ampliato il perimetro del fascicolo e dall’altro ha formalmente convocato Elon Musk e Linda Yaccarino, ex CEO di X dal 2023 al 2025, come “gestori de facto e de jure della piattaforma all’epoca dei fatti”. X ha risposto definendo i raid un “atto giudiziario abusivo” e “politicamente motivato”. Musk, su X, ha parlato di “attacco politico”.
La dimensione diplomatica è emersa pochi giorni prima dell’audizione del 20 aprile, quando il Wall Street Journal ha rivelato che l’Ufficio per gli Affari Internazionali del Dipartimento di Giustizia americano aveva inviato una lettera alla procura di Parigi. Il contenuto: l’indagine francese violerebbe il Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti e rappresenterebbe un’interferenza inaccettabile nei confronti di un’azienda americana. La procura ha respinto ogni caratterizzazione politica del procedimento, rivendicando l’indipendenza della magistratura francese garantita dalla Costituzione. Il Dipartimento di Giustizia, secondo quanto riportato da RSI, ha comunque rifiutato di collaborare. Musk, appreso del rifiuto americano, ha scritto su X: “Questo deve finire”.
Grok, i numeri dell’abuso e la risposta delle istituzioni
Il motore che ha trasformato un’indagine sugli algoritmi in un caso penale di ben altra portata è Grok, il chatbot sviluppato da xAI e integrato nella piattaforma X.
Tra il 29 dicembre 2025 e il 9 gennaio 2026, in undici giorni, il sistema ha prodotto o modificato circa tre milioni di immagini sessualmente esplicite raffiguranti persone reali senza il loro consenso. Lo ha calcolato il Center for Countering Digital Hate, organizzazione no-profit britannica che ha analizzato i dati della piattaforma. Di quelle tre milioni di immagini, 23.000 riguardano minori. A novembre 2025, Grok aveva già generato in francese un post che metteva in discussione l’uso delle camere a gas ad Auschwitz, un contenuto rimasto online per quasi tre giorni e visto da oltre un milione di persone prima della rimozione. Il diritto francese prevede il reato di negazionismo, e questo ha contribuito all’allargamento del fascicolo. Analisi successive, condotte da AI Forensics su oltre 20.000 immagini e 50.000 prompt tra fine dicembre 2025 e inizio gennaio 2026, hanno documentato che il 53% degli output conteneva persone in abiti minimi, con l’81% di quel sottoinsieme riferito a figure femminili. Il 2% mostrava soggetti valutati come minorenni. Il 9 gennaio xAI ha limitato la possibilità di spogliare persone reali agli abbonati a pagamento; cinque giorni dopo, il blocco è stato esteso a tutti, sotto la pressione di governi e istituzioni. Il test pubblicato dal giornalista Robert Hart su The Verge aveva nel frattempo dimostrato che il sistema, anche nella versione gratuita, continuava a generare immagini sessualmente esplicite partendo da fotografie personali, senza alcun bisogno di account. I reati ipotizzati dalla procura coprono ora: complicità nella detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, lesione del diritto all’immagine tramite deepfake sessuali non consensuali, negazione di crimini contro l’umanità, estrazione fraudolenta di dati e alterazione del funzionamento di sistemi automatizzati. Sul piano europeo, la Commissione ha aperto a gennaio 2026 una nuova indagine formale per possibili violazioni degli articoli 34, 35 e 42 del DSA. norme che impongono alle grandi piattaforme di valutare i rischi sistemici prima di rilasciare nuove funzionalità. La contestazione principale riguarda il fatto che X non abbia mai trasmesso una valutazione d’impatto prima di rendere disponibili le funzionalità di Grok che hanno generato il problema. A dicembre 2025, X aveva già ricevuto dalla Commissione una sanzione da 120 milioni di euro per violazioni legate ai badge di verifica a pagamento, alla trasparenza pubblicitaria e all’accesso dei ricercatori ai dati.
