Editoriale

Quando la verità non conviene più: il caso Wikipedia e l’ipocrisia americana

Antonino Polimeni

Avvocato, fondatore di Polimeni.Legal, da oltre vent’anni si occupa di diritto applicato al mondo digitale. Autore di numerosi libri, è presidente dell’Associazione Digital for Children, con cui promuove l’educazione digitale e guida missioni umanitarie nel mondo. Difende un’idea semplice: la tecnologia deve servire alle persone, non dominarle.

Oggi il Congresso USA ha avviato un’indagine ufficiale su Wikipedia con l’obiettivo di verificare presunte manipolazioni delle voci riguardanti Israele.
Secondo un’indagine, alcuni editor avrebbero introdotto narrazioni ostili allo Stato ebraico.

Che tempismo. Dopo anni di segnalazioni su distorsioni informative e campagne organizzate di propaganda digitale, Washington si muove solo ora.

La contraddizione, però, è evidente e quasi non fa notizia: all’inizio dell’anno Trump e il fronte conservatore hanno spinto Meta ad adottare Community Notes, un sistema di fact-checking “dal basso” che affida alla community il compito di vigilare sulla verità delle notizie. Una tecnica usata spesso per propagande populiste che esaltano la voce della folla come arbitro della realtà.
Oggi, però, quello stesso principio viene messo sotto accusa visto che riguarda Israele.

E qui si apre il paradosso, scontato come l’aggiornamento del software quando hai fretta.
Da una parte si invoca la libertà assoluta, dall’altra si chiede un controllo selettivo. L’enciclopedia libera, simbolo della conoscenza condivisa (che io comunque non amo), diventa improvvisamente sospetta quando la community non restituisce la versione desiderata.

Il problema, ovviamente, in questo caso non è Wikipedia. Il problema è che la politica americana tratta l’informazione come un rubinetto da aprire o chiudere a seconda delle convenienze geopolitiche. Una libertà a intermittenza: difesa quando serve e limitata quando conviene.
Sto dicendo delle banalità, lo so, ma intanto quello è il capo del mondo ed è stato eletto dalla gente.

La verità è che la… verità non dovrebbe dipendere né dalla maggioranza né dalla pressione di un Parlamento.
Dovrebbe essere un bene oggettivo, custodito con regole chiare e accessibili, difeso da chi informa davvero e rispettato da chi governa. Non un’arma da brandire, ma la base minima per continuare a chiamarci democrazia.

Ah… e su Israele, beh… non è che ci siano poi così tante possibili narrazioni.