La notizia di oggi arriva dal Regno Unito: Wikipedia ha perso la causa contro alcune norme dell’online safety act, che potrebbero imporre alla nota “enciclopedia online” di verificare l’identità degli utenti.
Tradotto: niente più anonimato per chi contribuisce.
L’obiettivo dichiarato è “proteggere” e “rendere sicuro” il web. Ma togliere l’anonimato, dice la foundation che la detiene, cambia la natura stessa di Wikipedia e, soprattutto, altera il fragile equilibrio tra libertà di espressione e controllo delle informazioni.
Ma è proprio così?
Mi torna in mente un vecchio caso.
Anni fa abbiamo difeso una persona che, secondo Wikipedia, era “fratello di un mafioso”. La fonte era un libro di un autore (peraltro condannato poi per diffamazione) che ingenerava la convinzione di un gruppo di utenti che quindi “sapevano” fosse così. Nessuna prova reale. Semplicemente il dato era falso. Semplicemente non aveva fratelli e la persona indicata nel libro non era suo fratello, e nemmeno parente, pur avendo lo stesso cognome (non è opinabile la cosa, mi pare, no?)
Eppure l’informazione restava lì, perché su Wikipedia la verità si decideva “a maggioranza”, per alzata di mano.
In quell’occasione, non era solo in gioco la reputazione di una persona, ma il concetto stesso di verità. Se basta l’opinione prevalente di una community per stabilirla, il confine tra realtà e convinzione collettiva si dissolve.
E qui entra in gioco la responsabilità richiesta dalla UK: chi scrive qualcosa che incide sulla vita e sull’onore di una persona deve poterne rispondere. Ed ecco perchè la legge britannica impone ad alcuni siti l’identificazione. Perché la libertà di espressione non può trasformarsi in libertà di diffamare.
Si badi bene però. Questo vale finché parliamo di paesi dove le regole democratiche e le tutele giuridiche esistono e funzionano, come la Gran Bretagna, appunto.
Ricordiamoci che in altri contesti (di repressione, censura, resistenza) l’anonimato è un diritto che davvero salva la libertà di espressione.
E noi non possiamo parlare per tutti, seduti sul nostro comodo divano occidentale.
