Regole uguali per tutti per superare le 27 normative nazionali. È questo il cuore del 28° regime presentato oggi dalla Commissione europea, che introduce un insieme di regole comuni pensate per eliminare le barriere interne al mercato unico e consentire alle imprese di nascere e crescere più rapidamente. Confermate le indiscrezioni della vigilia e anche l’intenzione di fare sul serio.
Fino ad oggi il 28° regime era rimasto confinato a un livello di discussione politica e programmatica, rilanciato in sedi internazionali e nei documenti strategici sulla competitività europea, a partire dal rapporto Draghi. La presentazione odierna segna, invece, il passaggio a una proposta legislativa formale, aprendo una fase negoziale tra Commissione, Parlamento e Consiglio.
La tabella di marcia indicata da Bruxelles prevede il raggiungimento di un accordo politico entro la fine del 2026, con l’obiettivo di rendere operativo il nuovo modello societario europeo già a partire dal 2027.
La misura simbolo è anche la più concreta. Una società potrà essere costituita e avviata entro 48 ore, con un costo massimo di 100 euro, a condizione che tutte le procedure siano svolte interamente in digitale e che l’impresa abbia sede nell’Unione.
Accanto alla semplificazione operativa, la Commissione punta a un’operazione più ampia di posizionamento economico e geopolitico. Nasce infatti il marchio “EU Inc.”, una nuova identità societaria europea pensata per rendere le imprese più attrattive per capitali e investitori globali.
Von der Leyen e la linea politica: “un’Europa, un mercato”
Dialogando con i giornalisti a Bruxelles, Ursula von der Leyen ha chiarito il senso dell’iniziativa, inserendola in una strategia più ampia di rafforzamento del mercato unico. L’Europa non può più permettersi un sistema in cui capitali e dati circolano velocemente mentre le imprese restano intrappolate in regole nazionali divergenti. L’obiettivo dichiarato è arrivare entro il 2028 a un mercato realmente integrato, in cui fare impresa sia semplice quanto in altri grandi blocchi economici.
Il riferimento a Draghi e la competitività come emergenza europea
La proposta si inserisce direttamente nel solco tracciato dal rapporto sulla competitività elaborato da Mario Draghi, che ha indicato nella frammentazione normativa uno dei principali fattori di debolezza dell’Unione. Secondo quella analisi, la difficoltà di scalare oltre i confini nazionali rappresenta una delle ragioni principali per cui startup e capitali tendono a spostarsi verso Stati Uniti e Cina. Il 28° regime nasce quindi come risposta strutturale a questo squilibrio e per creare un ambiente giuridico uniforme, prevedibile e scalabile, capace di trattenere innovazione e investimenti in Europa.
Come funziona EU Inc.: digitalizzazione e standardizzazione
Il nuovo modello societario è opzionale e si affianca ai regimi nazionali. Le imprese potranno scegliere di operare secondo un unico quadro normativo europeo, senza dover adattare struttura e governance a ogni singolo ordinamento.
Il sistema prevede procedure interamente digitali lungo tutto il ciclo di vita dell’impresa, dalla costituzione alla gestione, fino alla liquidazione. Le società dovranno inserire i propri dati una sola volta attraverso un’interfaccia europea che collegherà i registri nazionali, mentre in una fase successiva è prevista la creazione di un registro centrale dell’Unione. Tra gli elementi più rilevanti ci sono la semplificazione dei trasferimenti azionari, la possibilità di operare senza intermediari in alcune operazioni societarie e un accesso più fluido ai mercati dei capitali. Sul fronte del capitale umano, la Commissione introduce un quadro europeo per le stock option, tassate solo al momento della vendita, con l’obiettivo di rendere le startup più competitive nell’attrazione di talenti.
Innovazione: una definizione più ampia e operativa
Un passaggio meno evidente ma strategicamente importante riguarda la definizione di impresa innovativa.
La Commissione supera l’impostazione tradizionale legata alla ricerca e sviluppo e adotta un criterio più ampio: è innovativa qualsiasi impresa che sviluppa prodotti, servizi o processi significativamente nuovi o migliorati, anche se non opera formalmente in ambito R&D.
Questo consente di includere una platea molto più ampia di imprese nei meccanismi di sostegno e semplificazione, allineando la normativa europea ai modelli reali di innovazione.
Giurisdizione e infrastruttura e il rischio di 27 applicazioni diverse
Stando alle versioni della proposta fin qui circolate, un ruolo significativo resta affidato ai registri e ai tribunali nazionali. Questo potrebbe tradursi in una pluralità di applicazioni della stessa normativa, con il rischio di compromettere la certezza giuridica. Le richieste provenienti dall’ecosistema europeo delle startup vanno in direzione opposta: registro unico europeo, database centralizzato e una giurisdizione dedicata per la risoluzione delle controversie.
Senza questi elementi, “EU Inc.” rischia di non raggiungere il livello di affidabilità che ha reso altri modelli societari globali un punto di riferimento per gli investitori.
Il lavoro come linea di tensione politica
La Commissione ha scelto di non intervenire sul diritto del lavoro, lasciandolo nella competenza degli Stati membri. Questa scelta apre però una delle criticità più rilevanti. Sindacati e Parlamento europeo hanno già evidenziato il rischio che il 28° regime possa essere utilizzato per aggirare le tutele nazionali, creando un sistema parallelo meno protettivo per i lavoratori. Un aspetto delicato perché tocca l’equilibrio tra integrazione economica e protezione sociale. Senza un coordinamento minimo anche su questo fronte, il nuovo regime potrebbe generare forme di competizione tra ordinamenti basate sul livello di tutela, e non sull’innovazione.
La sfida della vera integrazione
Il 28° regime rappresenta uno dei tentativi più ambiziosi degli ultimi anni di completare il mercato unico europeo sul piano societario. La sua efficacia dipenderà però dalla capacità dell’Unione di evitare un compromesso al ribasso. Se riuscisse a prevalere una logica realmente integrata, con strumenti centralizzati e regole uniformi, “EU Inc.” potrebbe davvero diventare un fattore di attrazione globale per imprese e capitali. Se invece il progetto dovesse venire adattato alle resistenze degli Stati membri, il rischio sarebbe quello di creare un nuovo livello normativo senza eliminare la complessità esistente.
In questo senso, l’annuncio di oggi non è un punto di arrivo ma l’inizio di una fase negoziale decisiva. Ed è proprio in questa fase che si capirà se l’Europa è pronta a volere invertire la rotta.
