Riconoscimento facciale nelle strade di Londra, i giudici lo dichiarano legale mentre la battaglia sui diritti civili è tutt’altro che chiusa

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L'Alta Corte di Londra ha stabilito che la politica della Metropolitan Police sul riconoscimento facciale in tempo reale è compatibile con la Convenzione europea dei diritti umani, respingendo il ricorso di Big Brother Watch e del volontario Shaun Thompson, identificato erroneamente dal sistema nel 2024. La sentenza apre la strada all'espansione nazionale della tecnologia, con il numero di furgoni attrezzati che passerà da 10 a 50 su tutto il territorio di Inghilterra e Galles.

Un uomo viene fermato per strada da agenti di polizia perché una telecamera lo ha scambiato per suo fratello. Trattenuto, interrogato, minacciato di arresto. Poi rilasciato, perché il sistema aveva sbagliato. Shaun Thompson, volontario impegnato nella lotta alla criminalità giovanile nel quartiere londinese di Croydon, ha vissuto questa esperienza nel febbraio 2024 e ha deciso di portarla in tribunale. Due anni dopo, l’Alta Corte di Inghilterra e Galles gli ha dato torto. La sentenza emessa il 21 aprile 2026 dal Lord Justice Holgate e dalla Justice Farbey ha stabilito che la Metropolitan Police di Londra può continuare a usare il riconoscimento facciale in tempo reale nelle strade della capitale, e che la sua policy è pienamente compatibile con la Convenzione europea dei diritti umani.

Una sentenza costruita su tre casi d’uso precisi

Il ricorso era stato promosso da Thompson insieme a Silkie Carlo, direttrice di Big Brother Watch, l’organizzazione britannica per le libertà civili che aveva sostenuto il caso fin dall’inizio. I legali della difesa avevano impostato la loro strategia su un argomento tecnico preciso: la policy adottata dalla Met nel settembre 2024 lascerebbe agli agenti una discrezionalità troppo ampia nella scelta di quando e dove schierare le telecamere, rendendo impossibile per i cittadini sapere in anticipo se e quando il loro volto potrebbe essere catturato e analizzato. I dati biometrici raccolti dal sistema erano stati paragonati in udienza a un profilo del DNA, con l’avvertimento che installazioni permanenti avrebbero trasformato Londra in una città in cui muoversi liberamente senza essere identificati sarebbe diventato, di fatto, impossibile.

La Corte ha respinto questa lettura. I giudici hanno riconosciuto che la policy contiene vincoli chiari, interconnessi e cumulativi, e hanno individuato tre soli contesti in cui il sistema può essere dispiegato: aree ad alta concentrazione di criminalità, operazioni di sicurezza protettiva e interventi basati su intelligence specifica. Secondo il tribunale, queste limitazioni garantiscono un livello di prevedibilità sufficiente a soddisfare i requisiti della Convenzione europea, e né i diritti di Thompson né quelli di Carlo risultano violati. La causa, catalogata come R (Thompson and Carlo) v Commissioner of Police of the Metropolis [2026] EWHC 915 (Admin), si è conclusa con il rigetto di tutte le contestazioni avanzate dai ricorrenti.

Thompson, dal canto suo, ha già annunciato che presenterà appello. In una dichiarazione pubblica ha spiegato di voler proteggere i londinesi da quello che considera un sistema di sorveglianza di massa, ricordando che la sua identificazione errata lo aveva portato a essere fermato, trattenuto e messo di fronte alla prospettiva di un arresto per un reato commesso da un’altra persona, per di più la stessa che avrebbe dovuto aggredirlo. Per questa parte della vicenda Thompson aveva ottenuto un risarcimento in un procedimento separato, ma aveva comunque scelto di proseguire la battaglia legale sulla legittimità complessiva del sistema.

Numeri, falsi positivi e il piano di espansione nazionale

Dal 2020 a oggi, i sistemi della Metropolitan Police avrebbero analizzato circa 800.000 persone, con un totale di 3 milioni di volti scansionati, 2.100 arresti effettuati e 12 falsi positivi ufficialmente registrati. Il commissario Sir Mark Rowley ha accolto la sentenza come una vittoria rilevante per la sicurezza pubblica, sottolineando che la tecnologia ha permesso di togliere dalle strade della capitale migliaia di ricercati pericolosi, tra cui autori di violenze sessuali, abusi su minori e reati gravi. La Met ha anche citato un dato di consenso: secondo sondaggi interni, circa l’80% dei londinesi sosterrebbe l’uso del riconoscimento facciale per migliorare la sicurezza urbana. Silkie Carlo ha definito la decisione “deludente”, e la sua organizzazione continuerà a monitorare i dispiegamenti attivi attraverso una mappa pubblica degli interventi della polizia.

La pronuncia arriva in un momento preciso. A gennaio 2026 il Home Office aveva già reso noti i piani per portare i furgoni attrezzati con tecnologia LFR da 10 a 50, estendendo la disponibilità del sistema a tutte le forze di polizia di Inghilterra e Galles. Con il principale ostacolo legale ora rimosso, quella tabella di marcia può accelerare. Esperti indipendenti hanno però sollevato dubbi sulla neutralità del sistema rispetto a diverse categorie demografiche: analisi precedenti avevano rilevato che una percentuale sproporzionata dei falsi positivi riguardava persone di colore, un elemento che la Met ha contestato ma che rimane al centro del dibattito pubblico sull’uso dell’intelligenza artificiale da parte delle istituzioni.