Rinviata al 15 marzo 2026 la tassa di 2 € sui pacchi extra-UE, criticità giuridiche e rischio doppia imposizione

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Il contributo di 2 euro sui pacchi extra-UE sotto i 150 euro è stato rinviato al 15 marzo 2026 per dubbi di compatibilità con il diritto europeo. La misura nazionale rischia di sovrapporsi al prelievo UE in arrivo dal 2026, creando una possibile doppia imposizione. Imprese, e-commerce e operatori logistici devono orientarsi tra competenze doganali dell’Unione e incertezza normativa.

La decisione dell’Agenzia delle Dogane sul rinvio al 15 marzo 2026 della tassa di 2 euro sui pacchi provenienti da Paesi extra-UE di valore inferiore a 150 euro va ben oltre un semplice slittamento tecnico. Riflette, infatti, una tensione più ampia tra iniziative fiscali nazionali e l’assetto giuridico europeo che disciplina la politica doganale. In un mercato costruito sulla libera circolazione delle merci, ogni intervento che incide sui flussi di importazione si misura con limiti precisi, soprattutto quando assume la forma di un prelievo fisso applicato in modo generalizzato.

La compatibilità della tassa con il diritto doganale europeo

Il contributo previsto dalla legge di Bilancio 2026 colpisce le spedizioni di valore ridotto, una fascia che per anni ha beneficiato di regimi semplificati. La scelta di introdurre un importo uniforme, indipendente dal costo del bene e dall’effettiva attività amministrativa svolta, solleva interrogativi sulla sua natura giuridica. Nel diritto europeo, gli oneri applicati alle importazioni devono essere collegati a servizi specifici e proporzionati. Quando questa relazione manca, il rischio è che il prelievo venga considerato equivalente a un dazio, con conseguenze rilevanti sul piano della legittimità.

Il rinvio offre quindi una finestra temporale che va oltre l’adeguamento dei sistemi informatici degli operatori. Serve tempo per valutare se la misura possa reggere a un confronto con il quadro normativo dell’Unione o se sia destinata a essere ridimensionata per evitare contenziosi e possibili procedure di infrazione. In questo scenario, la scelta di posticipare l’entrata in vigore appare come un atto di cautela istituzionale più che come una semplice esigenza organizzativa.

Il rischio di doppia imposizione e gli effetti sul commercio elettronico

A rendere il contesto ancora più complesso è il calendario europeo. A Bruxelles è in discussione un contributo sulle micro-spedizioni che potrebbe entrare in vigore nel corso del 2026. Se il prelievo nazionale fosse applicato senza coordinamento, gli operatori si troverebbero a gestire due livelli impositivi ravvicinati sulla stessa tipologia di merci. Una simile sovrapposizione inciderebbe sui costi, sulla pianificazione logistica e sulle strategie di importazione, con effetti diretti su marketplace e venditori che basano il proprio modello su grandi volumi e margini ridotti.

La prospettiva di una tassazione frammentata rischia anche di spostare i flussi logistici verso altri Stati membri, dove l’ingresso delle merci potrebbe risultare più conveniente. In un sistema fondato sull’armonizzazione, differenze di questo tipo finiscono per penalizzare i nodi logistici nazionali senza produrre benefici strutturali per il gettito pubblico.

Per le imprese coinvolte, il rinvio rappresenta una tregua temporanea che non elimina l’incertezza. La gestione delle importazioni a basso valore richiede scelte anticipate su contratti, sistemi di incasso e rapporti con i clienti finali. Senza un quadro stabile e coordinato a livello europeo, ogni intervento isolato rischia di tradursi in costi aggiuntivi e in una complessità operativa che supera il valore stesso del contributo previsto.