Il doppio procedimento avviato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nei confronti di Citizen e Swatch apre uno scenario nuovo sul modo in cui i marchi coordinano la propria presenza online attraverso le reti di distribuzione selettiva. L’attenzione degli investigatori si concentra sulla gestione dei prezzi applicati dai rivenditori, tema che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente nel commercio digitale. Dai documenti dell’Autorità emergono testimonianze di pressioni commerciali, blocchi nelle consegne e richieste di allineamento dei listini esposti sui siti di e-commerce, elementi che hanno spinto l’AGCM ad approfondire se si sia creato un sistema in grado di limitare la concorrenza a valle.
Politiche di prezzo sotto osservazione
Secondo le segnalazioni raccolte, alcuni rivenditori avrebbero ricevuto indicazioni precise sui livelli di prezzo da mantenere online, con la rimozione immediata degli sconti considerati non conformi alle politiche del fornitore. Le conversazioni citate nei provvedimenti mostrano richiami urgenti alla modifica delle offerte e, in alcuni casi, avvertimenti relativi alla sospensione delle forniture. Questa dinamica avrebbe avuto un impatto diretto sulla capacità commerciale dei distributori, soprattutto nei periodi promozionali più rilevanti.
L’attività istruttoria ha incluso il confronto dei prezzi pubblicati su un campione di negozi online con quelli presenti sui siti ufficiali dei marchi Citizen, Bulova, Tissot e Mido. Il risultato evidenzia una forte omogeneità dei listini, con percentuali di allineamento molto elevate. Questo dato, se letto insieme alle evidenze raccolte durante la fase preistruttoria, contribuisce a delineare un contesto in cui la libertà dei rivenditori di determinare il proprio prezzo potrebbe essere stata limitata da indicazioni provenienti dalle case madri. Le analisi dell’AGCM si concentrano proprio sul possibile legame tra l’uniformità dei prezzi e comportamenti idonei a orientare in modo rigido le strategie commerciali dei distributori.
Le implicazioni per il mercato digitale degli orologi
La posizione dell’AGCM richiama il quadro europeo sulle restrizioni verticali e, in particolare, il tema dei prezzi minimi pubblicizzati. Il regolamento di riferimento indica chiaramente che i fornitori possono suggerire un prezzo massimo, ma non possono determinare il livello minimo tramite pressioni dirette o indirette. La presenza di minacce di sospensione degli ordini, ritardi nelle forniture o modifiche delle condizioni di pagamento rientra tra gli elementi che l’Autorità considera potenzialmente idonei a ridurre la concorrenza tra rivenditori.
Il caso Citizen-Swatch interessa in modo particolare chi opera nelle vendite online. L’e-commerce, infatti, vive sulla capacità di proporre offerte dinamiche, modulare i margini e sperimentare sconti mirati. Se il prezzo diventa un elemento rigido e uniforme per tutti, il consumatore non beneficia della varietà e le imprese che investono nel digitale si trovano a competere con margini ridotti.
Le ispezioni avviate dall’Autorità mirano ora a verificare la solidità delle evidenze raccolte e a valutare se le condotte attribuite ai due gruppi possano aver inciso sul mercato nazionale degli orologi di fascia media. Il procedimento proseguirà nei prossimi mesi e dovrà concludersi entro la fine del 2027. La decisione finale potrebbe incidere sulle future politiche commerciali dei brand che operano tramite reti selettive e sulle strategie dei rivenditori che lavorano nei canali digitali. Allo stesso tempo, l’esito dell’indagine contribuirà a definire un orientamento più chiaro sul ruolo dei prezzi online nella competizione tra produttori e distributori, un tema che diventerà sempre più centrale man mano che il commercio elettronico si consoliderà come canale principale per molte categorie di prodotto.
