Editoriale

Se gli USA dimezzano i dazi per aggirare il DSA, forse l’Europa ha ragione

Antonino Polimeni

Avvocato, fondatore di Polimeni.Legal, da oltre vent’anni si occupa di diritto applicato al mondo digitale. Autore di numerosi libri, è presidente dell’Associazione Digital for Children, con cui promuove l’educazione digitale e guida missioni umanitarie nel mondo. Difende un’idea semplice: la tecnologia deve servire alle persone, non dominarle.

Questa non me l’aspettavo. UE e Stati Uniti avevano trovato un’intesa sui dazi: abbassarli dal 27% al 15%. Ma l’accordo non è stato mai formalizzato. Si è fermato davanti a un ostacolo inatteso: il Digital Services Act!

Gli stati Uniti avrebbero rinunciato ad enormi dazi pur di acere il via libera digitale (soprattutto in tema di antitrust e trasparenza) con i cittadini e le imprese europee. Ma l’Europa ha detto no. Per Bruxelles è una legge irrinunciabile, pensata per imporre responsabilità alle piattaforme e tutelare le proprie imprese. Per Washington è una barriera commerciale enorme. Risultato: l’accordo al momento salta.

Questo episodio ci dice molto. Innanzitutto ci dice che il valore delle esportazioni in USA è all’altezza del valore della potenziale crescita che verrebbe bloccata in caso di ridondanza commerciale delle Big USA in Europa. Poi questa situazione mi fa pensare.

Chi è contro le regole europee e sostiene che frenano l’innovazione europea ha davvero capito come funziona? Ha capito che uno dei principali freni all’innovazione europea è invece eliminare alcune normative che lascerebbero carta bianca alle 10 big del mondo, consentendo agli Stati Uniti di non lasciare spazio all’innovazione europea?

E poi, ancora… Se gli Stati Uniti sono pronti a dimezzare le tariffe pur di attenuarne l’impatto, significa che il valore politico e strategico di queste regole è enorme. E che porobabilmente la strada è quella giusta. A mio avviso, la lezione per chi fa impresa è chiara: i mercati si aprono con la forza delle regole. E non viceversa.