Secondo gli Usa l’Europa può recuperare sull’AI solo accendendo i data center con i combustibili fossili

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L’ambasciatore statunitense presso l’Unione Europea sostiene che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale richiede un fabbisogno energetico che le rinnovabili non riescono ancora a garantire. Il dibattito si intreccia con l’accordo commerciale UE-USA sul gas e con la dipendenza europea dalle infrastrutture digitali americane

Le dichiarazioni dell’ambasciatore statunitense presso l’Unione Europea riportano al centro del dibattito un nodo che incrocia tecnologia, energia e strategia industriale. Durante un evento organizzato da Meta, Andrew Puzder ha sostenuto che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale richiede una disponibilità energetica che, allo stato attuale, le fonti rinnovabili non riescono a garantire con continuità. La crescita dei sistemi di IA, trainata soprattutto dai data center e dalla potenza di calcolo necessaria per addestrare e far funzionare modelli avanzati, comporta un fabbisogno energetico elevato e stabile, che secondo la posizione espressa dagli Stati Uniti può essere sostenuto in tempi brevi solo attraverso il ricorso ai combustibili fossili.

Il riferimento al nucleare emerge come alternativa teorica, ma con tempi di sviluppo considerati troppo lunghi per incidere nel breve periodo.

Energia e intelligenza artificiale nella strategia transatlantica

Il tema energetico si inserisce in un contesto politico più ampio, segnato dal voto imminente del Parlamento europeo su un accordo commerciale con gli Stati Uniti che include un aumento delle importazioni di gas. La questione assume quindi una dimensione geopolitica precisa, in cui la sicurezza energetica e lo sviluppo tecnologico vengono trattati come elementi interconnessi all’interno delle relazioni tra le due sponde dell’Atlantico.

Parallelamente, il dibattito si concentra sulla capacità dell’Europa di sostenere autonomamente la crescita dell’intelligenza artificiale. L’infrastruttura necessaria, composta da data center, sistemi di calcolo avanzati e reti di distribuzione dei dati, rappresenta un elemento decisivo per la competitività. Secondo quanto dichiarato da Puzder, il divario rispetto a Stati Uniti e Cina resta significativo, soprattutto in termini di maturità tecnologica e capacità di scalare rapidamente le soluzioni.

In questo scenario, la collaborazione con operatori e infrastrutture statunitensi viene indicata come una via per accelerare lo sviluppo, con un impatto diretto sulle scelte industriali europee.

Il confronto sull’autonomia tecnologica europea

Le posizioni espresse dagli Stati Uniti si inseriscono in una fase in cui l’Europa discute con crescente intensità il tema dell’indipendenza tecnologica. Negli ultimi mesi, anche in seguito ai cambiamenti politici negli Stati Uniti, il tema della dipendenza dalle grandi aziende digitali americane ha acquisito maggiore visibilità nel dibattito pubblico e istituzionale.

Di fronte a questa impostazione, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha richiamato esempi che mostrano la presenza di competenze e iniziative nel continente. Tra questi, il percorso di Yann LeCun, figura di riferimento nel settore dell’intelligenza artificiale, che ha scelto Parigi come sede per avviare una nuova iniziativa imprenditoriale legata all’IA.