Il 14 agosto 2025, a Washington, un gruppo bipartisan di senatori statunitensi ha presentato una proposta di legge destinata a incidere profondamente nel dibattito tra diritto d’autore e intelligenza artificiale. Il disegno di legge, denominato Transparency and Responsibility for Artificial Intelligence Networks Act (TRAIN Act), porta la firma del democratico Peter Welch e vede tra i co-sponsor la repubblicana Marsha Blackburn, il repubblicano Josh Hawley e il democratico Adam Schiff.
Un nuovo strumento per gli autori negli Stati Uniti
L’iniziativa introduce un meccanismo semplificato che consentirebbe agli autori, agli editori e ai musicisti di rivolgersi ai tribunali distrettuali per ottenere la divulgazione delle opere utilizzate dalle aziende di intelligenza artificiale nei loro dataset di addestramento. Attraverso una citazione amministrativa, i titolari dei diritti avrebbero la possibilità di accedere a informazioni oggi nascoste dietro l’opacità dei modelli, verificando con certezza se il proprio lavoro è stato sfruttato per alimentare gli algoritmi.
Il cuore della proposta è la trasparenza: chi crea contenuti vuole sapere se le proprie opere sono finite nei sistemi di addestramento senza consenso, con la possibilità di rivendicare un compenso qualora questo sia avvenuto. Come ha dichiarato il senatore Welch, solo offrendo strumenti legali efficaci si potrà bilanciare la crescita tecnologica con la tutela dei diritti creativi.
Il percorso legislativo e le sfide politiche
Il TRAIN Act si colloca in un momento in cui la pressione sul Congresso americano cresce, spinta dalle numerose cause intentate da scrittori, editori e musicisti contro le big tech. Il provvedimento è stato assegnato alla Commissione Giustizia del Senato, ma non è ancora chiaro quando verrà discusso in aula. Molti osservatori ritengono che il cammino sarà accidentato: da un lato le richieste di protezione dei creativi, dall’altro la resistenza delle grandi aziende tecnologiche che difendono l’opacità dei loro sistemi.
Negli Stati Uniti, la battaglia tra innovazione e regolamentazione non è nuova. L’introduzione del TRAIN Act mostra come il legislatore cerchi di colmare un vuoto normativo che rischia di lasciare senza tutela interi settori dell’economia culturale. *È interessante notare come la politica arrivi spesso dopo la tecnologia: e in questo rincorrere, la velocità è tutto.*
Per le imprese editoriali e musicali, il disegno di legge rappresenta un’opportunità di difesa preventiva, in grado di ridurre l’incertezza giuridica e i costi di un contenzioso tradizionale. Allo stesso tempo, le aziende di intelligenza artificiale temono che un obbligo di divulgazione possa rallentare lo sviluppo dei modelli, rendendo più complessa la sperimentazione. Il bilanciamento tra tutela dei diritti e libertà di ricerca resta dunque il nodo cruciale che il Congresso dovrà affrontare.
Guardando al futuro, l’esito del TRAIN Act potrebbe influenzare anche altri ordinamenti. Se approvato, infatti, creerebbe un precedente normativo che potrebbe spingere l’Europa a rafforzare le proprie regole già avviate con l’AI Act. E se oltreoceano il tema del copyright digitale diventa materia di legge, è probabile che il confronto globale sull’intelligenza artificiale e sui diritti d’autore sia solo all’inizio.
