Senatore USA chiede restrizioni di visto ai funzionari europei che fanno rispettare le regole

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Un esponente repubblicano vicino all’area MAGA ha sollecitato l’amministrazione Trump a colpire direttamente i funzionari europei coinvolti nell’applicazione del DSA, chiedendo restrizioni su visti e viaggi.

Lo scontro tra Stati Uniti e Unione europea sulla regolazione delle piattaforme digitali assume una dimensione ancor più apertamente politica. Il senatore repubblicano del Missouri Eric Schmitt ha chiesto formalmente all’amministrazione Trump di imporre restrizioni sui visti e sui viaggi contro i funzionari europei coinvolti nell’applicazione del Digital Services Act. L’iniziativa nasce dopo la sanzione inflitta dalla Commissione europea alla piattaforma X per violazioni degli obblighi di trasparenza previsti dal regolamento.

Nella lettera inviata al Dipartimento di Stato, Schmitt sostiene che l’Unione europea stia tentando di estendere la propria influenza normativa oltre i confini del mercato interno, incidendo sulle politiche di design e di espressione delle piattaforme statunitensi. La multa contro X, comminata da Bruxelles per la “spunta blu ingannevole” e per la mancanza di trasparenza sulla pubblicità, viene descritta come un segnale politico, utile a ribadire la pretesa dell’UE di condizionare il funzionamento dello spazio digitale globale attraverso regole che, secondo il senatore, incidono direttamente sulla libertà di parola dei cittadini americani.

Le richieste di Schmitt al Dipartimento di Stato

Il cuore della lettera è una richiesta esplicita di azione. Schmitt sollecita l’uso di strumenti già presenti nell’ordinamento statunitense per colpire individui ed entità straniere ritenute responsabili di limitare l’espressione online. Tra le misure indicate figurano sanzioni economiche, blocchi patrimoniali e restrizioni all’ingresso negli Stati Uniti, facendo riferimento sia alla normativa sull’immigrazione sia ai meccanismi previsti dal Global Magnitsky Act, legge federale degli Stati Uniti che consente al governo americano di sanzionare individui ed entità straniere responsabili di gravi violazioni dei diritti umani o di corruzione significativa, anche quando questi fatti avvengono fuori dal territorio USA.

Nel documento, il senatore invita inoltre a valutare la revoca dei visti per funzionari e rappresentanti di autorità di regolazione che partecipano a incontri e conferenze sul suolo statunitense dedicate all’applicazione di normative digitali straniere.

Dal Digital Services Act allo scontro transatlantico

La presa di posizione di Schmitt si inserisce in un clima già segnato da tensioni crescenti. Nei giorni precedenti, il Rappresentante Commerciale degli Stati Uniti aveva evocato ritorsioni contro le imprese europee attive nel mercato americano, definendo discriminatorie le sanzioni comminate alle grandi aziende tecnologiche statunitensi.

La lettera amplia il perimetro dello scontro, citando anche Regno Unito, Australia e Brasile come esempi di ordinamenti che, secondo il senatore, avrebbero adottato leggi capaci di incidere sull’attività delle piattaforme americane. Tuttavia, l’Unione europea occupa una posizione centrale nel ragionamento, sia per il peso economico del mercato unico sia per l’effetto sistemico del Digital Services Act sulle politiche di moderazione dei contenuti.

Dal lato europeo, la reazione resta improntata alla difesa dell’autonomia regolatoria. La Commissione continua a sostenere che le norme sul digitale si applicano in modo uniforme e non introducono discriminazioni basate sulla nazionalità delle imprese. Una posizione ribadita anche nelle conclusioni del Consiglio europeo, dove i leader hanno riaffermato il diritto dell’Unione di definire le proprie regole nella sfera digitale.