L’Unione Europea si prepara a testare il Digital Services Act nel settore dell’e-commerce, e i primi nomi sotto osservazione sono Shein, Temu e AliExpress. Dopo il caso francese che ha coinvolto la piattaforma cinese per la vendita di bambole con sembianze infantili, il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di avviare indagini formali per verificare se i marketplace più popolari rispettino davvero gli obblighi di trasparenza e responsabilità introdotti dal regolamento europeo.
Il DSA entra nel commercio digitale
Finora il Digital Services Act è stato applicato soprattutto ai social network, ma l’attenzione si sposta ora verso le piattaforme di vendita online. Secondo un’inchiesta di Euractiv, diversi eurodeputati hanno espresso preoccupazione per la presenza di prodotti illegali o pericolosi su questi siti, invitando la Commissione ad avviare un controllo sistematico. Shein, Temu e AliExpress rientrano nella categoria delle Very Large Online Platforms e sono quindi obbligate a garantire un monitoraggio attivo dei contenuti e dei rischi sistemici legati alle loro attività.
Negli ultimi anni queste piattaforme sono finite spesso nel mirino delle autorità europee per carenze nei controlli e per politiche di vendita troppo aggressive. Con l’iniziativa del Parlamento, il tema esce dal perimetro nazionale e si trasforma in un caso politico, con Bruxelles chiamata a valutare se le promesse del DSA possano davvero tradursi in enforcement concreto.
Le leve della Commissione e i limiti del sistema
Il Digital Services Act concede alla Commissione poteri d’indagine ampi: può richiedere l’accesso ai dati interni, verificare il funzionamento degli algoritmi di raccomandazione e imporre audit indipendenti. In caso di inadempienza, le sanzioni possono arrivare fino al 6% del fatturato mondiale. Si tratta di una leva significativa, che finora è stata usata soprattutto nel contesto dei social media, ma che ora potrebbe ridefinire il perimetro dell’e-commerce globale.
Il vero nodo riguarda la distinzione tra contenuti digitali e beni materiali. Il DSA disciplina la responsabilità online, ma non sostituisce le normative sulla sicurezza dei prodotti. Questa sovrapposizione genera una zona d’incertezza in cui il confine tra responsabilità editoriale e commerciale diventa labile. Il caso Shein, con l’inchiesta francese ancora aperta, mostra quanto sia sottile la linea tra una violazione di legge e un danno reputazionale destinato a incidere sulla fiducia degli utenti.
Una svolta per la governance digitale europea
L’iniziativa del Parlamento apre un capitolo inedito per la politica digitale dell’Unione. Non si tratta solo di verificare il rispetto delle regole, ma di affermare un modello europeo di responsabilità nel commercio digitale. Nei prossimi mesi Bruxelles dovrà gestire parallelamente le indagini sui social network e quelle, sempre più probabili, sui marketplace internazionali. Il principio resta lo stesso: chi opera nello spazio digitale deve garantire trasparenza, sicurezza e rispetto dei diritti fondamentali.
La richiesta di avvio delle indagini non ha ancora valore vincolante, ma evidentemente segna un passaggio simbolico importante. L’Europa intende passare dalla fase legislativa a quella operativa, mettendo alla prova l’efficacia del DSA anche nei contesti più complessi. Per chi lavora nel mondo digitale, questa evoluzione rappresenta una svolta: la compliance non è più solo un obbligo formale, ma una leva di reputazione e fiducia.
