Si è dimesso Guido Scorza, componente del Garante della Privacy. ”Ho deciso di fare un passo indietro nell’interesse del garante della Privacy”, ha scritto su Instagram annunciando un video per spiegare le ragioni della scelta. “Credo che” la mia decisione di dimettermi da componente del Garante della privacy sia “giusta e necessaria nell’interesse dell’istituzioni. Non ho nessuna remora né imbarazzo nel confessare che è stata una delle decisioni più sofferte della mia vita. Lascio uno dei lavori più belli che a una persona possa capitare, lascio uno dei lavori che ho fatto con più determinazione e passione di qualsiasi altro fatto fin qui. Lascio un lavoro che non ho mai considerato tale e che invece è una missione civile altro che professionale e istituzionale. Un’occasione unica di fare, nel mio piccolo, la mia parte per promuovere e difendere un diritto che non è mai stato tanto centrale e irrinunciabile nella vita delle persone e della società”. Dice ancora Guido Scorza, componente del Collegio del garante della privacy, nel video in cui annuncia le sue dimissioni.
Le ragioni delle dimissioni
“Una missione – spiega Scorza – alla quale ho dedicato ogni giorno degli ultimi cinque anni. Lascio un incarico che per me ha sempre rappresentato restituire almeno parte di ciò che mi ha dato a un Paese che mi ha dato tantissimo consentendomi di acquisire competenze ed esperienze importanti, di realizzarmi nella dimensione professionale e di credere in un futuro migliore del passato da lasciare alle mie figlie. Lascio un incarico che ho sognato da quando, trent’anni fa, incontrai per la prima volta Stefano Rodotà e Giovanni Buttarelli, che stavano lavorando a quella che sarebbe diventata la prima legge italiana sulla protezione dei dati personali”.
“Lascio e vengo alle motivazioni personali di una scelta così tanto difficile principalmente per rispetto di quel sogno, di Stefano e Giovanni, ma anche delle tante donne e i tanti uomini che con loro hanno dato vita a quello che poi sarebbe diventato il Garante per la protezione dei dati personali. Un sogno che negli anni, ben prima di essere eletto, è diventato anche il mio: rendere forte un diritto fragile e garbato come il diritto alla privacy. Un sogno reso possibile anche dal lavoro svolto da un’autorità indipendente e autorevole, capace di garantirne promozione e protezione”, dice ancora nel video Scorza.
“Quell’autorità che all’epoca muoveva i primi passi, poi cresciuta, è diventata una delle più prestigiose e rispettate autorità di protezione dei dati personali e che oggi sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua trentennale esistenza. Un giorno che purtroppo non è oggi e non è vicino, ci si renderà conto e si capirà che questo momento difficile dell’autorità non è dovuto a errori od omissioni di chi ci ha lavorato, di chi ci lavora, di chi continuerà a lavorarci, e non è dovuto, per quel che mi riguarda, a ciò che ho fatto o non ho fatto, fermo restando naturalmente che fare meglio e fare di più è sempre possibile, ma è dovuto a fattori estranei all’autorità, a patologie, derive di un sistema che, dobbiamo dircelo, non ha ancora trovato un punto di equilibrio sostenibile tra diritti, libertà e poteri, tutti egualmente centrali e irrinunciabili nella vita democratica del nostro Paese”, spiega l’ormai ex componente del Garante della privacy nel suo video sui social.
“Diffuse cifre sbagliate”
“Quello che stiamo leggendo in questi giorni sui giornali, come negli atti della Procura, manca di un accertamento accurato delle responsabilità individuali. Ne deriva il venir meno dell’autorevolezza percepita dell’Autorità”. Così Guido Scorza, ex componente del Garante della Privacy, in un’intervista al Corriere della Sera dopo le sue dimissioni.
“Parlando sempre di me, se il racconto fosse stato fatto in maniera più puntuale, verrebbe fuori che Scorza è stato indagato per aver pagato con la carta di credito dell’Autorità la cena a 6-7 rappresentanti di altre Authority, che erano venuti a Roma per un convegno. Ecco, mi piace sperare che, raccontando bene i fatti, le persone avrebbero guardato a Scorza in maniera diversa – spiega – per cui la mia autorevolezza percepita, dopo tutto questo tempo, sarebbe stata meno compromessa”. Chi ha raccontato male questi fatti? “Una parte dei media a caccia di lettori e poi i social che li amplificano acriticamente. Tutto questo sistema è riuscito in qualche modo, spero in maniera temporanea, a azzerare cinque anni e mezzo di lavoro – sottolinea – matto e disperato di un’Autorità che già di per sé stessa non sta simpatica a molti”.
Nella lettera di dimissioni lei dice di aver percepito un clima di sfiducia tra i dipendenti. Non crede che possa essere derivato anche dall’assistere a una sorta di lassismo generale? “Se guardo al bilancio reale, le spese non sono quelle che ho letto nel decreto della Procura, che sarebbero arrivate a un milione: quello – dice Scorza – è il costo dei rimborsi dell’intera Autorità che è stato attribuito a quattro soggetti”. Quindi i numeri non sono corretti? “No. Questa è un Autorità con un budget di 50 milioni con cui per lo più – spiega ancora – vengono pagati gli stipendi alle 200 persone che vi lavorano. Non ho mai avuto l’impressione che ci fosse spazio per poter largheggiare…”. Tra le accuse che la riguardano c’è anche quella di corruzione. “A me viene contestato l’aver accettato una card executive da Ita Airways del valore di 6 mila euro. Intanto non ho capito come viene fuori questo valore, visto che con quella card si può accedere alla lounge e accumulare miglia più velocemente. Ma poi io quella card l’ho ricevuta prima del procedimento su Ita Airways. Che si concluse peraltro con un semplice ammonimento perché la società aveva soltanto tardato a rispondere a un dipendente sull’accesso ai dati personali. Anche qui inesattezze…”, conclude.
Le reazioni della politica. Ruotolo (Pd): “Autorità compromessa, urgente riforma”
“Con le dimissioni di Guido Scorza da componente dell’Autorità per le garanzie della privacy si è aperta una breccia nel muro che l’Authority aveva eretto per mesi. È un primo passo, mentre gli altri tre componenti del collegio, per ora, restano aggrappati alla poltrona. Ci auguriamo ancora per poco. L’Autorità non è più credibile”. Così in una nota Sandro Ruotolo, responsabile Informazione della segreteria nazionale ed europarlamentare del Pd.
“È coinvolta – ricorda – in una serie di polemiche: dalla sanzione inflitta alla trasmissione di approfondimento giornalistico della RAI Report, all’inchiesta della magistratura che coinvolge componenti dell’Authority accusati di corruzione, nata proprio da un’indagine giornalistica di Report”.
“Al di là degli esiti giudiziari, che faranno il loro corso, il punto politico è evidente: la credibilità dell’Autorità è compromessa nel suo complesso. Le Autorità di garanzia devono essere indipendenti dalla politica. Ma è la politica che ne elegge i membri. Proprio per questo va affrontato, senza ipocrisie, un tema delicato ma ormai inevitabile: riformare l’istituto delle autorità di garanzia e dotarsi di un meccanismo di revoca nei casi in cui venga meno l’autorevolezza e l’affidabilità dell’istituzione”. “Dimissioni, rielezione e nuove regole di garanzia: è una questione che deve entrare immediatamente nell’agenda del Parlamento” conclude.
