Settantadue paesi nel mondo stanno discutendo o hanno già approvato misure per limitare l’accesso dei minori ai social media. La Norvegia ha scelto di accelerare, annunciando che presenterà in parlamento entro la fine dell’anno un disegno di legge per vietare l’iscrizione alle piattaforme social a tutti i ragazzi sotto i sedici anni. Il provvedimento, voluto dal governo laburista guidato dal primo ministro Jonas Gahr Støre, rovescia la logica che ha governato il settore fino ad oggi e la responsabilità della verifica dell’età smette di essere dei genitori o degli utenti e ricade interamente sulle aziende tecnologiche.
La fine dell’autodichiarazione come standard accettabile
Finora il modello dominante era semplice quanto fragile, prevedendo che fosse l’utente a indicare la propria data di nascita al momento dell’iscrizione. La proposta norvegese chiude quella finestra. Le aziende dovranno implementare sistemi di verifica effettivi, operativi dal primo giorno di vigenza della legge, senza margini di tolleranza. Støre ha sintetizzato la filosofia alla base della scelta in modo diretto: mettere a confronto il cervello in sviluppo di un bambino con algoritmi costruiti dai migliori ingegneri al mondo è una disparità che uno Stato non può ignorare. La proposta non nasce nel vuoto normativo. Un anno prima il governo aveva già tentato una legge analoga, con soglia fissata a quindici anni. La nuova versione, elaborata raccogliendo osservazioni e feedback, alza il limite a sedici e introduce un accorgimento tecnico pensato per ridurre i rischi di esclusione tra coetanei. Praticamente l’iscrizione sarà consentita a partire dal primo gennaio dell’anno in cui si compiono i sedici anni, e non dal giorno esatto del compleanno. Un dettaglio che, nella pratica quotidiana di un adolescente, può fare la differenza.
Sul fronte delle sanzioni, il mercato ha già ricevuto un segnale preciso. L’Information Commissioner’s Office del Regno Unito ha inflitto a Reddit una multa da 14,47 milioni di sterline per aver raccolto dati di minori di tredici anni affidandosi esclusivamente all’autodichiarazione, senza condurre una valutazione d’impatto adeguata prima del gennaio 2025. La decisione stabilisce un precedente difficile da ignorare: le autorità di controllo hanno abbassato la soglia di tolleranza, e il vecchio modello della dichiarazione spontanea non regge più sul piano della conformità normativa.
Le piattaforme non sono rimaste in silenzio. YouTube ha dichiarato di aver investito per oltre un decennio nella sicurezza dei minori, sollevando al contempo la questione del rischio di migrazione verso ambienti digitali meno regolamentati. L’argomento ha una sua logica, ma anche un limite evidente: l’esistenza di spazi privi di regole non può diventare la ragione per non regolare quelli che invece le regole le accettano.
Un movimento normativo di portata mondiale
La mossa norvegese si inserisce in un panorama internazionale che ha già prodotto risultati concreti. L’Australia è stata la prima, a dicembre 2025, a introdurre un divieto operativo per gli under 16 su piattaforme come Instagram, TikTok, Facebook, YouTube e X. A febbraio 2026 le autorità australiane hanno comunicato che oltre 4,7 milioni di account riferibili a minori erano stati disattivati o rimossi. L’Indonesia ha avviato a marzo 2026 la disattivazione progressiva degli account dei minori su TikTok, Facebook, Instagram e Roblox, diventando il primo Paese del Sud-Est asiatico ad attuare un divieto operativo. Il Brasile ha approvato una legge che impone il collegamento degli account under 16 a un tutore legale e vieta esplicitamente funzionalità come lo scrolling infinito e l’autoplay. La Malaysia ha reso obbligatoria la verifica tramite sistema eKYC per accedere ai social. In Europa, Francia, Spagna, Austria, Danimarca, Grecia e Slovenia stanno introducendo o hanno già annunciato limiti di età compresi tra i quattordici e i sedici anni. Il 17 aprile 2026, pochi giorni prima dell’annuncio norvegese, la Commissione europea ha presentato la European Age Verification App, un sistema basato su tecnologia zero-knowledge proof , che consente di attestare di avere più di sedici anni senza rivelare altri dati personali, destinato a essere testato inizialmente in cinque Paesi, tra cui l’Italia, seppure l’app abbia già sollevato polemiche dal punto di vista della sicurezza. Il sistema è open source e pensato per essere adottabile anche da Paesi non appartenenti all’Unione. L’Italia dispone di un proprio disegno di legge in materia, presentato nel maggio 2024, che prevede il divieto per gli under 15 con verifica tramite portafoglio digitale, anche se il testo ha subito una lunga stasi nell’iter parlamentare, con un’accelerazione solo recente legata a episodi di cronaca che hanno riportato il tema all’attenzione pubblica.
