Tajani a Pechino porta le imprese italiane dentro le grandi piattaforme cinesi di e-commerce

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Il ministro Tajani ha firmato a Pechino il Piano d'Azione Italia-Cina per l'e-commerce, che prevede spazi dedicati al Made in Italy sulle principali piattaforme cinesi di commercio elettronico. La missione, prima visita bilaterale di alto livello tra i due Paesi nel 2026, punta anche a ridurre uno squilibrio commerciale che nel 2025 ha raggiunto quasi 75 miliardi di euro di interscambio.

Quando si parla di rapporti tra Italia e Cina, il commercio elettronico è rimasto a lungo sullo sfondo, citato nelle agende diplomatiche ma raramente tradotto in misure operative. La missione avviata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani a Pechino il 16 aprile segna uno scarto rispetto a questo schema: per la prima volta, accanto ai consueti dossier geopolitici, un importante accordo sull’e-commerce figura tra i risultati ufficiali di un incontro bilaterale di alto livello.

Padiglioni digitali e accesso al mercato cinese

Il Piano d’Azione Italia-Cina per l’e-commerce, firmato durante il Forum Imprenditoriale Italia-Cina a cui hanno preso parte circa cinquanta aziende dei due Paesi, prevede l’apertura di spazi promozionali dedicati al Made in Italy all’interno delle grandi piattaforme cinesi di commercio elettronico. Questi cosiddetti “Padiglioni Italia” funzionerebbero come vetrine digitali permanenti, accessibili a una platea di consumatori che non ha equivalenti per dimensioni altrove nel mondo. L’accordo nasce in un contesto commerciale che rende evidente la necessità di interventi strutturali: nel 2025 l’interscambio tra i due Paesi ha sfiorato i 75 miliardi di euro, ma i flussi restano marcatamente sbilanciati. I dati Istat relativi ai primi due mesi del 2026 registrano una crescita delle importazioni italiane dalla Cina del 9,2%, a fronte di esportazioni italiane cresciute solo del 4,5% nello stesso periodo. La Cina assorbe il 27% delle importazioni italiane dall’intera regione asiatica e copre il 63% del totale delle importazioni italiane dall’area.

Sul tavolo dei colloqui con il ministro del Commercio Wang Wentao sono finiti anche i controlli cinesi all’esportazione di terre rare e minerali critici, materie prime determinanti per l’industria tecnologica europea, e le misure per abbattere le barriere che ancora limitano l’accesso delle imprese italiane al mercato cinese.

La giornata era iniziata con l’apertura della XVI Commissione Economica Mista, il principale strumento di cooperazione bilaterale in campo economico previsto nell’ambito del Partenariato Strategico Globale siglato tra i due Paesi nel 2004. Si trattava del primo appuntamento bilaterale di alto livello tra Roma e Pechino nel 2026, a distanza di sei mesi dal XII Comitato Governativo ospitato a Roma nell’ottobre precedente. La missione si colloca in una sequenza di visite avviata dopo l’uscita dell’Italia dalla Nuova Via della Seta nel 2023: da allora si sono recati a Pechino la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e numerosi ministri di governo, mentre il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha compiuto una visita a Roma nell’ottobre 2025.

Il nodo geopolitico tra Ucraina, Iran e Stretto di Hormuz

Il colloquio con il ministro degli Esteri Wang Yi ha spostato l’agenda sul piano delle crisi internazionali. Tajani è arrivato a Pechino il giorno dopo la visita del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov nella capitale cinese, un passaggio che ha reso più esplicita la richiesta italiana: che la Cina utilizzi la propria influenza su Mosca per favorire negoziati credibili e una cessazione del conflitto in Ucraina.

Sul fronte mediorientale, Tajani ha espresso preoccupazione per l’interruzione dei colloqui tra Washington e Teheran e per le conseguenze economiche ed energetiche del blocco dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita oltre il 45% delle forniture di greggio destinate alla stessa Cina. La chiusura dello Stretto ha prodotto effetti che vanno oltre il mercato energetico: il rialzo dei prezzi dei fertilizzanti — di cui la Cina è il primo produttore mondiale — rischia di ripercuotersi in modo pesante sull’agricoltura africana e su altre aree particolarmente esposte. Il ministro ha confermato il sostegno italiano alle iniziative delle Nazioni Unite per garantire il trasporto di fertilizzanti e beni umanitari attraverso lo Stretto, sollecitando un contributo attivo di Pechino anche su questo fronte. La missione proseguirà a Shanghai il 17 e 18 aprile, con l’inaugurazione della mostra “Italia Meravigliosa” in occasione della Giornata nazionale del Made in Italy e incontri con la comunità imprenditoriale italiana presente nel Paese.