Telecamere negli asili, il Garante ribadisce i limiti della sorveglianza digitale

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Un asilo nido di Rho è stato sanzionato per l’uso illecito di telecamere e foto dei bambini pubblicate online senza consenso. Il Garante privacy ribadisce che la sicurezza non può sacrificare la riservatezza dei minori.

Il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato un asilo nido di Rho, alle porte di Milano, per aver utilizzato telecamere e immagini dei bambini in violazione delle norme sulla privacy. La vicenda, che si inserisce nel dibattito sul rapporto tra sicurezza e tutela dei dati, evidenzia ancora una volta quanto sia delicato gestire la tecnologia in ambienti frequentati da minori.

Il caso di Rho e le irregolarità riscontrate

L’asilo aveva installato un sistema di videosorveglianza attivo anche in aree riservate come il refettorio, la zona riposo e persino i bagni. Le telecamere riprendevano costantemente bambini e operatori, e numerose foto dei piccoli, di età compresa tra tre mesi e tre anni, venivano pubblicate online, sia sul sito della struttura sia su Google Maps. Alcune immagini ritraevano i minori in momenti intimi, come durante il sonno o l’uso dei servizi igienici, senza che i genitori fossero stati informati in modo chiaro né avessero fornito un consenso realmente libero.

Il Garante ha accertato che mancavano le valutazioni d’impatto previste dall’articolo 35 del GDPR, fondamentali quando il trattamento dei dati comporta rischi elevati. Inoltre, la dirigente della scuola ricopriva anche il ruolo di responsabile della protezione dei dati, in palese conflitto d’interessi. L’Autorità ha imposto una sanzione di 10.000 euro e ha ordinato la rimozione dei contenuti pubblicati.

La posizione del Garante e i limiti della sorveglianza digitale

Nel provvedimento n. 410 del 10 luglio 2025, l’Autorità ha chiarito che la pubblicazione di immagini di minori per fini didattici o promozionali non risponde al loro interesse superiore e può esporli a rischi gravi, inclusi abusi e utilizzi illeciti. La tutela dei bambini, ha ribadito il Garante, non può trasformarsi in un monitoraggio permanente che compromette la loro dignità e quella degli operatori.

Filmare costantemente personale e alunni è un controllo a distanza non consentito. L’asilo non aveva informato in modo adeguato né i genitori né i dipendenti, aggravando la violazione. La difesa della struttura, che invocava l’uso dei fondi pubblici per la sicurezza, è stata respinta: tali strumenti, ricorda il Garante, non possono essere impiegati per scopi di sorveglianza o prevenzione di reati, compiti riservati alle autorità competenti.

Un precedente che consolida una linea interpretativa

La decisione si inserisce in una linea interpretativa ormai consolidata. Già la Corte costituzionale, con la sentenza n. 69 del 2024, aveva sottolineato l’importanza di bilanciare la sicurezza con il rispetto della dignità e della privacy nelle strutture educative e assistenziali. Il principio è chiaro: i bambini sono soggetti vulnerabili e devono essere protetti non solo da rischi fisici ma anche da trattamenti illeciti dei loro dati.

Nel tempo, diverse proposte di legge hanno tentato di introdurre l’obbligo di telecamere negli asili e nelle case di cura. Tuttavia, le perplessità espresse dal Garante e da altre autorità hanno impedito l’approvazione di una norma che avrebbe rischiato di legittimare una forma di sorveglianza costante in ambienti educativi.

Il nodo normativo e il futuro della tutela

Oggi, in assenza di una legge nazionale, la responsabilità di gestire questi sistemi ricade interamente sui gestori delle strutture. Essi devono garantire il rispetto dei principi di necessità, proporzionalità e minimizzazione dei dati, evitando di trasformare la tecnologia in uno strumento di controllo.

Il caso di Rho rappresenta quindi un richiamo a un uso responsabile delle tecnologie di sorveglianza, capace di garantire la serenità dei bambini e la fiducia dei genitori, senza sacrificare il diritto alla riservatezza. Le regole non sono un ostacolo all’innovazione: sono ciò che la rende sostenibile e umana.