Telegram di nuovo nel mirino di Ofcom, materiale pedopornografico sulla piattaforma e ora il regolatore britannico vuole risposte

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Ofcom ha avviato un'indagine formale su Telegram dopo aver ricevuto prove dal Canadian Centre for Child Protection sulla circolazione di materiale pedopornografico sulla piattaforma. L'indagine si inserisce nel quadro dell'Online Safety Act del 2023 e coinvolge anche Teen Chat e Chat Avenue, accusati di non proteggere adeguatamente i minori dal rischio di adescamento.

Quando un’organizzazione no-profit canadese raccoglie prove sulla circolazione di materiale pedopornografico su una delle app di messaggistica più diffuse al mondo e le consegna a un regolatore europeo, il meccanismo di enforcement della legge sulla sicurezza online inizia a girare in modo molto concreto. È quello che è accaduto il 21 aprile 2026, quando Ofcom, l’autorità britannica per le comunicazioni, ha aperto un’indagine formale su Telegram, basandosi sulle evidenze fornite dal Canadian Centre for Child Protection e su una valutazione autonoma condotta dalla stessa autorità.

Le indagini parallele su Teen Chat e Chat Avenue

Il procedimento su Telegram non è arrivato da solo. Ofcom ha avviato contemporaneamente due indagini separate nei confronti di Teen Chat e Chat Avenue, piattaforme di chat frequentate prevalentemente da adolescenti, ritenute inadeguate nella protezione dei minori dal rischio di adescamento da parte di predatori sessuali. Il filo che lega i tre procedimenti è lo stesso: dopo un periodo di interlocuzione diretta con le aziende, le risposte ottenute non hanno convinto il regolatore.

Suzanne Cater, direttrice dell’enforcement di Ofcom, ha usato parole nette: queste aziende devono fare di più per proteggere i minori, altrimenti rischiano conseguenze serie previste dall’Online Safety Act. La legge britannica sulla sicurezza online, approvata nel 2023, ha già imposto obblighi più stringenti a piattaforme come Facebook, YouTube e TikTok, ma il governo del primo ministro Keir Starmer intende andare oltre. Nelle settimane precedenti all’indagine, Starmer aveva incontrato personalmente i vertici delle principali aziende tecnologiche chiedendo loro di assumersi responsabilità maggiori, mentre l’esecutivo sta valutando l’introduzione di un divieto all’accesso ai social media per i minori di sedici anni.

Telegram, con sede a Dubai, ha risposto con una nota ufficiale in cui ha espresso sorpresa per l’apertura del procedimento, lasciando intendere che la mossa potrebbe rientrare in un disegno più ampio contro le piattaforme che difendono la libertà di espressione e il diritto alla privacy.

Il precedente australiano e il peso crescente delle sanzioni internazionali

La replica di Telegram richiama argomenti già sentiti, ma il contesto in cui arriva ha un peso specifico diverso rispetto al passato. A febbraio 2026, il regolatore australiano per la sicurezza online aveva già comminato una sanzione alla società per aver risposto in ritardo alle richieste di chiarimento sulle misure adottate contro la diffusione di materiale pedopornografico e contenuti legati all’estremismo violento. L’indagine britannica si inserisce quindi in una sequenza di procedimenti internazionali che coinvolgono la stessa piattaforma su fronti analoghi, con regolatori diversi che agiscono in modo indipendente ma convergente, costruendo un quadro di pressione normativa difficile da ignorare per qualsiasi azienda che voglia continuare a operare nei mercati occidentali senza incorrere in sanzioni crescenti.

Telegram risponde: “Accuse infondate”

Dopo la pubblicazione dell’articolo, Telegram ha inviato a Byte.Legali una comunicazione ufficiale in cui respinge le accuse del regolatore britannico. L’azienda sostiene di aver quasi eliminato la diffusione pubblica di materiale pedopornografico già dal 2018, grazie a sistemi di rilevazione avanzati e alla cooperazione con organizzazioni specializzate. La società si dice inoltre sorpresa dall’indagine, che riconduce a una pressione più ampia sulle piattaforme impegnate nella tutela della privacy e della libertà di espressione.