Terremoto Garante Privacy. Perquisizioni nella sede, sotto la lente della Procura spese pazze e sanzioni morbide

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Indagine della Procura di Roma su presunti episodi di corruzione e peculato al Garante Privacy: perquisizioni, sequestri e accertamenti su sanzioni, viaggi e rapporti con Ita Airways e Meta chiariscono i rischi per la governance dei dati in Italia.

La perquisizione disposta dalla Procura di Roma nella sede del Garante per la Protezione dei Dati Personali ha segnato un passaggio senza precedenti per una delle autorità indipendenti più rilevanti nel panorama regolatorio italiano. Gli accertamenti, eseguiti dalla Guardia di Finanza, hanno riguardato i dispositivi informatici e la documentazione riconducibile al presidente Pasquale Stanzione e agli altri componenti del Collegio, tutti iscritti nel registro degli indagati con le ipotesi di corruzione e peculato. L’inchiesta nasce da segnalazioni e approfondimenti giornalistici che hanno spinto i magistrati a esaminare il funzionamento interno dell’Autorità, concentrandosi su spese, procedure sanzionatorie e relazioni con soggetti regolati.

Secondo quanto emerge dagli atti, uno dei filoni principali riguarda i rapporti con Ita Airways. Gli inquirenti ipotizzano che alcuni membri del Collegio abbiano beneficiato di tessere executive del programma fedeltà della compagnia, del valore stimato di diverse migliaia di euro. Tali utilità sarebbero maturate in una fase in cui il Garante ha chiuso un procedimento nei confronti della società con un richiamo formale, nonostante fossero state rilevate irregolarità nel monitoraggio delle comunicazioni. L’attenzione della Procura si è soffermata anche su possibili profili di incompatibilità legati ai rapporti professionali tra uno studio legale riconducibile a un componente del Collegio e il responsabile della protezione dei dati della compagnia nel periodo considerato.

Spese istituzionali e gestione delle risorse pubbliche

Un secondo fronte dell’indagine riguarda l’utilizzo dei fondi dell’Autorità. Dall’analisi dei bilanci emerge un incremento significativo delle spese di rappresentanza nell’arco di pochi anni, con un passaggio da importi contenuti a cifre che superano diverse centinaia di migliaia di euro annui. I magistrati contestano rimborsi relativi a soggiorni in strutture alberghiere di fascia alta, servizi accessori legati alla cura personale e utilizzi dell’auto di servizio non sempre coerenti con le finalità istituzionali. Anche le missioni all’estero sono oggetto di verifica: in particolare alcuni eventi internazionali avrebbero generato costi ben superiori a quelli formalmente dichiarati, anche per l’impiego di classi di volo non compatibili con le regole fissate dalla Presidenza del Consiglio.

Nel quadro accusatorio, queste spese vengono lette come potenzialmente estranee al mandato pubblico affidato al Garante. L’ipotesi di peculato si fonda sulla presunta appropriazione o distrazione di risorse pubbliche per finalità personali, un profilo che, se confermato, inciderebbe direttamente sulla credibilità dell’istituzione chiamata a vigilare sul corretto trattamento dei dati personali dei cittadini.

Sanzioni, big tech e procedimenti sotto esame

L’inchiesta si estende anche ai rapporti con le grandi piattaforme tecnologiche. Gli atti richiamano la vicenda di una sanzione ipotizzata nei confronti di Meta per la commercializzazione di dispositivi smart, inizialmente quantificata in decine di milioni di euro e progressivamente ridotta fino all’annullamento in autotutela per ragioni procedurali. I magistrati stanno ricostruendo incontri, prese di posizione pubbliche e tempistiche decisionali per verificare se la gestione del procedimento sia stata influenzata da fattori estranei all’istruttoria tecnica. In questo contesto vengono valutati anche contatti avvenuti nel corso del 2024 tra componenti del Collegio ed esponenti della società.

L’obiettivo delle acquisizioni documentali è stabilire se l’esercizio della funzione pubblica sia stato, in alcuni casi, messo a disposizione di interessi privati. La posta in gioco non riguarda solo le eventuali responsabilità penali individuali, ma anche l’affidabilità complessiva del sistema di enforcement del GDPR in Italia. Le decisioni del Garante incidono su strategie aziendali, investimenti tecnologici e modelli di business digitali, per questo l’indagine assume una dimensione che va oltre il singolo caso giudiziario e tocca il rapporto tra regolazione, trasparenza e mercato.

Gli sviluppi dell’inchiesta chiariranno se le condotte contestate troveranno conferma nelle prove raccolte. Nel frattempo, l’Autorità si trova a operare sotto una pressione inedita, con riflessi immediati sulla percezione di indipendenza e imparzialità che costituiscono il presupposto stesso della sua funzione.

La posizione del Collegio: “fiducia nella magistratura, dimostreremo estraneità ai fatti”

Il Collegio del Garante per la protezione dei dati personali in una nota “esprime piena fiducia nell’operato della magistratura, certo di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati”. Inoltre, continua la nota “il Collegio conferma la volontà di proseguire il proprio lavoro a tutela della privacy e dei diritti fondamentali dei cittadini”.

Presenteranno ricorso al tribunale del Riesame alcuni difensori dei componenti del collegio del Garante della privacy, indagati per corruzione e peculato nell’inchiesta della procura di Roma che ha portato nella giornata del 15 gennaio all’esecuzione di un decreto di perquisizione e sequestro. Le difese chiederanno il dissequestro del materiale acquisito dalla Gdf, tra cui “telefoni mobili, personal computer, devices, pen drive, documenti cartacei nel possesso o in uso a tutti gli indagati” come si legge nel decreto.

Il procedimento è nato in seguito ad alcuni servizi di Report su spese e procedure di sanzioni risultate opache. Tra le “utilità” contestate dalla procura di Roma agli indagati ci sono alcune tessere “Volare” classe executive, del valore di 6 mila euro ciascuna. Sotto la lente dei pm capitolini, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, anche l’utilizzo “improprio dell’autovettura di servizio” e i costi di rappresentanza e gestione che “avrebbero registrato un incremento significativo a partire dal 2022, raggiungendo nel 2024 circa 400.000 euro annui, a fronte dell’innalzamento del tetto di spesa autorizzato dal Collegio nel 2020 da 3.500 euro a 5.000 euro”.