Tre prodotti su quattro acquistati sulle principali piattaforme di e-commerce straniere non rispettano le norme europee. A questa conclusione è arrivata la DGCCRF, l’autorità francese per la concorrenza, i consumatori e la repressione delle frodi, dopo aver analizzato nel 2025 oltre 650 articoli acquistati da sette marketplace esteri tra i più visitati in Francia, ciascuno con tra gli 8 e i 38 milioni di visitatori unici mensili. Il 75% dei prodotti è risultato non conforme agli standard UE, principalmente per difetti di etichettatura, mentre il 46% è stato classificato sia non conforme che pericoloso per i consumatori.
Giocattoli, elettrodomestici e gioielli sono le categorie più a rischio
Le conseguenze pratiche dell’indagine sono già tangibili: più di 100.000 unità sono state ritirate dalla vendita, tra cui 57.000 giocattoli. La campagna di test, triplicata rispetto agli anni precedenti nell’ambito del piano di regolazione e sicurezza dell’e-commerce avviato dal governo francese nell’aprile 2025, ha puntato sulle categorie considerate ad alto rischio.
Il quadro più preoccupante riguarda gli elettrodomestici: tutti gli apparecchi elettrici esaminati, comprese piastre e phon per capelli, sono risultati non conformi. Di questi, quasi tre quarti sono stati ritenuti pericolosi per rischi concreti di incendio o scossa elettrica. Tra i prodotti per bambini, la bigiotteria e l’abbigliamento emergono violazioni altrettanto diffuse: parti staccabili che costituiscono rischi di soffocamento, livelli eccessivi di sostanze chimiche nei tessuti, assenza di etichettature obbligatorie. Gli investigatori della DGCCRF hanno operato come clienti misteriosi, acquistando i prodotti senza rivelare la propria identità per garantire che gli articoli spediti corrispondessero effettivamente a quelli abitualmente destinati ai consumatori comuni.
Le autorità non hanno reso noti i nomi delle sette piattaforme coinvolte, citando le indagini tuttora in corso. Un funzionario del Ministero dell’Economia ha però chiarito la portata strutturale del fenomeno durante il briefing stampa della DGCCRF: a percentuali di non conformità tra il 70 e il 75%, ha spiegato, non si tratta di eccezioni o episodi isolati, ma di una caratteristica incorporata nel modello di business di certe piattaforme. Il Ministero ha aggiunto che è la prima volta nella storia del commercio che si registrano operatori capaci di aggirare regole e standard in modo così sistematico e su scala così ampia.
Il Digital Services Act come strumento sanzionatorio e la nuova unità VigE-commerce
La DGCCRF ha annunciato che trasmetterà i risultati alla Commissione Europea, che ha già aperto indagini formali su Shein, Temu (di proprietà di PDD) e AliExpress (del gruppo Alibaba) nell’ambito del Digital Services Act. Il regolamento europeo assegna alla Commissione il potere di comminare sanzioni fino al 6% del fatturato globale annuo delle piattaforme che non rispettano gli obblighi previsti. La Francia guida da tempo una pressione coordinata a livello europeo contro le piattaforme di commercio a basso costo: i retailer tradizionali le accusano di beneficiare di un vantaggio concorrenziale sleale grazie all’esenzione dai dazi doganali sulle spedizioni di basso valore inviate direttamente dalle fabbriche cinesi, una pratica che consente di offrire prezzi con cui i venditori europei conformi alle normative non riescono a competere.
Sul piano operativo, il governo francese ha tenuto la prima riunione di VigE-commerce, una nuova unità interministeriale composta da una trentina di persone afferenti ai ministeri dell’Economia, del Digitale e del Commercio. La struttura è progettata per intervenire rapidamente: entro 24 ore dalla rilevazione di una violazione può richiedere alla piattaforma interessata di adeguarsi alle norme vigenti. In caso di inadempienza, la DGCCRF ha la facoltà di coinvolgere i fornitori di accesso a internet per procedere al deferral del sito, come già avvenne nel 2021 nei confronti di Wish. Il caso Shein offre un ulteriore elemento di contesto: a marzo 2026 la Corte d’Appello di Parigi ha respinto la richiesta della Francia di sospendere il marketplace, in un procedimento avviato dopo la scoperta di bambole sessuali raffiguranti bambini vendute sulla piattaforma.
