Qualcosa si è mosso a Washington sul fronte dell’intelligenza artificiale, e la direzione è inattesa. L’amministrazione Trump starebbe valutando l’introduzione di un meccanismo di supervisione governativa sui nuovi modelli AI prima che vengano rilasciati al pubblico, una posizione che contraddice apertamente la linea deregolatory portata avanti dall’inizio del mandato.
A rivelarlo è il New York Times, secondo cui la Casa Bianca starebbe discutendo un ordine esecutivo per istituire un gruppo di lavoro composto da dirigenti del settore tecnologico e funzionari governativi, con il compito specifico di esaminare i sistemi di intelligenza artificiale prima della loro commercializzazione. Le discussioni sarebbero già in una fase avanzata: la scorsa settimana funzionari dell’amministrazione avrebbero illustrato le ipotesi allo studio direttamente ai vertici di Anthropic, Google e OpenAI, le tre realtà che oggi guidano lo sviluppo dei modelli più potenti sul mercato globale. Tra le opzioni sul tavolo figura un processo formale di revisione ispirato a un progetto analogo in sviluppo nel Regno Unito, dove organi governativi sarebbero coinvolti per verificare che i nuovi sistemi rispettino determinati standard di sicurezza prima di arrivare agli utenti.
Il caso Mythos e le preoccupazioni sulla sicurezza informatica
A fare da innesco alla riflessione dell’amministrazione sarebbe stato l’annuncio di Mythos, il modello sviluppato da Anthropic descritto come un sistema di altissima potenza nell’identificare vulnerabilità nei software. Una capacità che, nelle mani sbagliate o in assenza di controlli adeguati, potrebbe tradursi in uno strumento offensivo di rilievo e che ha evidentemente riacceso le preoccupazioni di chi, a Washington, si occupa di sicurezza nazionale. Secondo le fonti citate dal Times, l’amministrazione starebbe valutando anche se e in che misura i nuovi modelli possano fornire capacità informatiche utili al Pentagono e alle agenzie di intelligence americane, aprendo una dimensione della questione che va ben oltre la semplice regolamentazione del mercato tech.
Il governo non intenderebbe bloccare il rilascio dei modelli, ma garantirsi un diritto di accesso prioritario prima della loro messa in commercio.
Sullo sfondo c’è un clima di crescente inquietudine nell’opinione pubblica americana riguardo agli effetti dell’intelligenza artificiale su occupazione, costi energetici, istruzione, privacy e salute mentale, preoccupazioni che stanno progressivamente erodendo il consenso attorno all’idea che l’innovazione debba procedere senza ostacoli di sorta.
La svolta rispetto alla linea di inizio mandato
Per capire la portata del cambiamento, vale la pena ricordare cosa era successo nei primi giorni del secondo mandato Trump. Il 20 gennaio 2025, primo giorno di insediamento, l’amministrazione aveva revocato l’ordine esecutivo firmato da Biden sull’intelligenza artificiale, quello che imponeva ai grandi sviluppatori di condividere con il governo i risultati dei test di sicurezza prima del lancio dei modelli, insieme a una serie di misure su red-teaming, cybersicurezza e monitoraggio dei sistemi impiegati nelle infrastrutture critiche. Tre giorni dopo, Trump aveva firmato un proprio ordine intitolato “Removing Barriers to American Leadership in Artificial Intelligence”, segnando con chiarezza la direzione: meno vincoli, più spazio alla Silicon Valley. L’Istituto per la Sicurezza dell’AI, creato sotto l’amministrazione precedente per condurre valutazioni pre-rilascio, era stato successivamente riorganizzato e ribattezzato Center for AI Standards and Innovation, con una missione rivista che il segretario al Commercio Howard Lutnick aveva presentato come un rifiuto esplicito dell’uso della sicurezza come pretesto per la censura e la regolamentazione. Quello che emerge oggi dalle indiscrezioni del Times segna una discontinuità rispetto a quella traiettoria, anche se le discussioni sono ancora in corso e nessuna decisione formale è stata annunciata.
