Tutti i media perdono traffico per colpa di Google AI Overview e il sindacato dei giornalisti lancia l’allarme in Europa

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Google AI Overview sintetizza i contenuti editoriali direttamente nei risultati di ricerca, riducendo il traffico verso i siti delle testate italiane. La FNSI chiede all'Unione Europea una regolamentazione più stringente e un sistema di finanziamento pubblico per il settore dell'informazione. Costante: "La tecnologia non è neutra"

Tutti i media italiani stanno perdendo traffico a causa di Google AI Overview. Lo ha dichiarato Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, intervenendo a margine della conferenza “IA e innovazione: un’alleanza possibile?”, organizzata dal Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo.

Il meccanismo al centro della denuncia è il riquadro generativo che Google posiziona in cima ai risultati di ricerca. Come ormai ben noto il frutto della richiesta sul motore di ricerca si traduce in una sintesi automatica delle risposte alle query degli utenti, costruita attingendo direttamente dagli articoli pubblicati online dalle diverse testate giornalistiche. Se la risposta appare già nel box, l’utente non ha motivo di cliccare verso il sito dell’editore. La visita non avviene, la pagina pubblicitaria non si carica e il ricavo svanisce. Per le redazioni italiane, già alle prese con un mercato dell’informazione strutturalmente in difficoltà, la perdita di traffico organico generata da questo sistema si traduce in una pressione economica concreta e misurabile, che secondo Costante sta già producendo effetti sull’intero sistema editoriale nazionale. E, se vogliamo, anche sull’approfondimento dell’informazione online che per la gran parte degli utenti si esaurisce in questa prima scheda di risultati.

Il diritto connesso degli editori e il vuoto applicativo

Gli strumenti giuridici per affrontare il problema esistono, almeno in parte. La direttiva europea sul diritto d’autore del 2019, recepita in Italia con il decreto legislativo 177 del 2021, ha introdotto all’articolo 15 un diritto connesso specificamente pensato per consentire agli editori di giornali di negoziare una compensazione economica con le piattaforme digitali che utilizzano i loro contenuti. L’impianto normativo era stato concepito proprio per rispondere allo sfruttamento sistematico del lavoro giornalistico da parte dei grandi aggregatori online, ma la sua applicazione si è rivelata più complicata del previsto, soprattutto in un contesto tecnologico che nel frattempo è cambiato profondamente. AI Overview produce risposte complete, elaborate, che, seppure sintetizzate e non approfondite, sostituiscono la lettura dell’articolo originale invece di indirizzarvi. Si tratta di una differenza sostanziale rispetto allo snippet tradizionale, che lasciava comunque visibile il link e manteneva aperta la possibilità del clic.

La battaglia tra editori e piattaforme non inizia oggi

In Spagna, nel 2014, l’introduzione di un compenso obbligatorio per la riproduzione di contenuti giornalistici spinse Google a chiudere il servizio Google News nel paese, salvo riaprirlo anni dopo in un quadro negoziale completamente diverso. In Germania la disputa si trascinò attraverso ricorsi, modifiche legislative e accordi bilaterali dai contenuti mai resi pubblici. In Australia, nel 2021, una legge impose alle grandi piattaforme di avviare trattative con gli editori sotto la minaccia di un arbitrato obbligatorio: Google e Meta firmarono intese economiche, ma le cifre restarono riservate e il modello australiano rimase isolato, senza trovare applicazione in altri ordinamenti. Ogni volta, però, il terreno del conflitto era lo snippet, un frammento di testo con un link visibile. AI Overview occupa uno spazio diversa. Genera una risposta autonoma e autosufficiente, in cui il riferimento alla fonte diventa marginale, segnando così un ulteriore step nel cambiamento dell’informazione in rete.

La richiesta all’Europa e i limiti dell’AI Act

Costante ha descritto la situazione con parole nette, definendo l’impoverimento del sistema editoriale una minaccia diretta alla vita democratica del paese. La richiesta rivolta all’Unione Europea è duplice. Da una parte si chiede una regolamentazione più stringente di quella attualmente in vigore in Italia e, dall’altra, un sistema di finanziamento pubblico per un settore che, secondo la dirigente sindacale, non può sopravvivere affidandosi esclusivamente ai proventi delle vendite ai lettori. La discussione, ha precisato, è necessaria ma deve essere anche molto rapida, perché “l’informazione libera, democratica e plurale ha i giorni contati”.

Sul piano normativo, il riferimento naturale è l’AI Act, entrato in vigore nel 2024, che tuttavia si concentra sulla classificazione dei rischi sistemici dei modelli di intelligenza artificiale senza affrontare in modo diretto il rapporto tra output generativi e diritti degli editori. Il regolamento non prevede un obbligo di licenza per i contenuti utilizzati nella generazione delle risposte, né introduce una presunzione legale di danno a favore delle testate colpite dalla riduzione del traffico, né istituisce un’autorità con poteri cautelari abbastanza rapidi da intervenire su dinamiche di mercato che si misurano in ore. Il diritto connesso esiste, ma senza strumenti di enforcement calibrati sulla velocità con cui opera la tecnologia, il rischio è che resti una tutela difficile da azionare in tempo utile. Costante ha usato una formula precisa per descrivere il problema strutturale: “la tecnologia non è neutra”. Nel diritto, questa affermazione ha un peso specifico, perché chi progetta un sistema tecnologico, lo distribuisce su scala globale e ne ricava profitto non può invocare la neutralità dello strumento per sottrarsi alle conseguenze che produce.