Uk come l’Australia. Avviata consultazione per vietare i social ai minori di sedici anni

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Il governo britannico avvia una consultazione sul divieto dei social agli under 16 e apre al tema della verifica dell’età online, una misura che potrebbe obbligare anche gli adulti a identificarsi per accedere a piattaforme digitali, con effetti diretti su privacy, dati personali e libertà di espressione.

Il Regno Unito ha avviato una consultazione pubblica che riapre in modo netto il dibattito sull’accesso dei minori ai social media. L’ipotesi di un divieto per gli under 16 prende spunto dall’esperimento australiano, attivo dalla fine del 2025, e si inserisce in un quadro normativo già stratificato, dove sicurezza online, scuola e responsabilità delle piattaforme si intrecciano sempre di più. Il governo ha chiarito che la consultazione riguarda un insieme di misure, dalla limitazione di alcune funzioni considerate problematiche fino al rafforzamento delle regole sull’uso degli smartphone negli istituti scolastici.

Tra le iniziative annunciate c’è il coinvolgimento diretto di Ofsted, che dovrà verificare durante ogni ispezione le politiche adottate dalle scuole sull’uso dei telefoni, con l’obiettivo dichiarato di rendere gli ambienti scolastici “phone-free” come impostazione di base. La consultazione, aperta a genitori, giovani e organizzazioni della società civile, riceverà una risposta ufficiale entro l’estate e si appoggia su due pilastri legislativi già in discussione: l’Online Safety Act del 2023 e il Children’s Wellbeing and Schools Bill, attualmente all’esame del Parlamento.

Divieto ai minori e verifica dell’età online

Il nodo più delicato emerso nel confronto pubblico riguarda la verifica dell’età. Per rendere effettivo un divieto di accesso ai social per i minori, le piattaforme dovrebbero introdurre sistemi di controllo capaci di distinguere in modo affidabile tra utenti minorenni e adulti. Questo passaggio tecnico ha conseguenze che vanno ben oltre la fascia di età interessata dal divieto, perché richiede controlli estesi a tutti gli utenti che vogliono accedere ai servizi.

Le tecnologie di age verification oggi disponibili si basano su documenti di identità, analisi facciali o profili comportamentali. Soluzioni di questo tipo aumentano in modo significativo la quantità di dati personali raccolti e trattati, creando nuovi punti di vulnerabilità. Le associazioni per i diritti digitali ricordano che casi di violazioni e utilizzi impropri di dati legati a sistemi di verifica dell’età sono già avvenuti, anche in contesti regolati da normative avanzate sulla protezione dei dati.

Le critiche delle organizzazioni per i diritti digitali

Una coalizione di organizzazioni per la sicurezza online, esperti e famiglie colpite da tragedie legate all’uso dei social ha diffuso una dichiarazione congiunta in cui esprime forti riserve sui divieti generalizzati. Secondo questa posizione, interventi di questo tipo rischiano di agire sugli effetti e non sulle cause, lasciando inalterati i modelli di business e le scelte di design che incentivano permanenza prolungata, esposizione continua e dinamiche di dipendenza.

Open Rights Group ha spinto la critica ancora più in profondità, evidenziando come un sistema di verifica dell’età su larga scala finirebbe per coinvolgere milioni di adulti, chiamati a dimostrare la propria identità per svolgere attività quotidiane online, dalla messaggistica alla partecipazione a piattaforme collaborative. In questo scenario, la tutela dei minori diventa la leva per introdurre un’infrastruttura di controllo permanente sull’accesso alla rete, con effetti diretti su privacy e libertà di espressione.

Il dibattito politico resta aperto. Una parte dei parlamentari spinge per un approccio più rigido, mentre il governo sottolinea che la consultazione serve proprio a valutare impatti, limiti e alternative. Il confronto in corso mostra come la regolazione dei social stia entrando in una fase diversa, in cui la linea di confine tra protezione, responsabilità delle piattaforme e diritti degli utenti diventa sempre più sottile e complessa.

Per le imprese digitali, le piattaforme e chi sviluppa servizi online, il tema assume un rilievo immediato. La possibile introduzione di sistemi di verifica dell’età come prerequisito di accesso modifica architetture tecniche, flussi di dati e responsabilità legali. Il caso britannico, osservato da vicino anche a livello europeo, rischia di diventare un precedente capace di influenzare scelte normative ben oltre i confini del Regno Unito.