Un tribunale italiano ordina a Cloudflare di bloccare siti pirata

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Un ordine del Tribunale di Milano ha portato uno dei principali fornitori di infrastruttura internet a intervenire direttamente su una rete di siti accusati di distribuire contenuti audiovisivi senza autorizzazione. Cloudflare ha infatti limitato l’accesso a diversi domini collegati allo streaming illegale, dopo una richiesta presentata dai titolari dei diritti e accolta dal giudice. Chi ha provato a raggiungere alcune di queste piattaforme si è trovato davanti a un messaggio standard utilizzato nei casi di blocco per ragioni legali: “Error 451, unavailable for legal reasons”.

Perché Cloudflare ha bloccato siti di streaming illegale

Il provvedimento giudiziario riguarda una lista di 31 domini associati alla distribuzione non autorizzata di film e contenuti televisivi. Tra i siti citati compaiono piattaforme molto note tra gli utenti che cercano film e serie online, tra cui Altadefinizione, Cineblog e Streaming Community. L’azione legale è stata avviata da alcune società titolari dei diritti audiovisivi, tra cui Medusa, Indiana e Canal+.

Il tribunale ha stabilito che il provider interrompa una serie di servizi tecnici utilizzati dalle piattaforme segnalate. La decisione riguarda strumenti infrastrutturali che permettono ai siti di funzionare e di essere raggiunti dagli utenti. Tra questi servizi rientrano sistemi di gestione dei domini, distribuzione dei contenuti e protezione del traffico internet.

La misura è stata eseguita attraverso l’interruzione dei servizi offerti ai domini indicati nel provvedimento. In questo modo le piattaforme coinvolte diventano difficilmente raggiungibili dagli utenti che tentano l’accesso attraverso i normali canali di navigazione.

Come funziona il blocco tecnico ordinato dal tribunale

L’ordine emesso dal Tribunale di Milano prevede che Cloudflare interrompa diversi livelli di servizio utilizzati dai siti interessati. Il provvedimento riguarda la gestione dei domini, i sistemi di distribuzione dei contenuti e le funzioni che proteggono e accelerano la navigazione dei siti web.

Il blocco ha una caratteristica particolare che riguarda la sua estensione nel tempo. Se i gestori dei siti dovessero spostare i contenuti su nuovi domini mantenendo gli stessi servizi infrastrutturali, il provider è tenuto ad applicare automaticamente la stessa misura di blocco.

Questo meccanismo viene indicato come blocco dinamico e permette di intervenire anche sui nuovi indirizzi collegati alla stessa rete di siti illegali senza la necessità di avviare ogni volta un nuovo procedimento giudiziario.

Il ruolo di Agcom nella lotta alla pirateria online

Secondo quanto riportato dal commissario Agcom Massimiliano Capitanio, l’intervento dimostra che esistono strumenti tecnici e giuridici per limitare la diffusione di contenuti distribuiti in violazione del diritto d’autore.

Il riferimento normativo richiamato riguarda il regolamento Agcom n. 680/13/CONS, utilizzato da oltre un decennio per intervenire sui siti che diffondono contenuti protetti senza autorizzazione. L’Autorità sottolinea che le misure hanno l’obiettivo di ridurre la circolazione illegale di opere audiovisive e di tutelare il mercato dei contenuti digitali.

Nel frattempo molti dei siti coinvolti continuano a riapparire attraverso nuovi indirizzi internet o domini alternativi. Il cambio frequente di indirizzo rappresenta una delle strategie più utilizzate dalle piattaforme di streaming illegale per restare accessibili agli utenti.