Yanis Varoufakis, economista greco ed ex ministro delle finanze durante la fase più tesa della crisi del debito di Atene nel 2015, continua a muoversi tra politica, università e divulgazione, e riesce ancora a leggere i cambiamenti economici quando restano ancora confusi, o comodi da ignorare.
Durante un panel al Web Summit Qatar 2026, a cui Byte.Legali era presente, Varoufakis ha detto che “il capitalismo è già finito” e che il dibattito pubblico resta indietro di anni rispetto a quello che sta succedendo nei meccanismi reali dell’economia digitale.
Varoufakis parla di “techno-feudalesimo”
Varoufakis descrive questo sistema come una forma di neo-feudalesimo tecnologico, dove pochi attori privati fissano le regole e gli altri le subiscono. La tesi ruota attorno a un punto preciso: il potere economico si concentra sempre più in soggetti che controllano infrastrutture e accessi. Le grandi piattaforme diventano il luogo dove imprese e professionisti lavorano, vendono, promuovono, assumono e incassano. Chi sta dentro accetta condizioni fissate altrove, con margini ridotti per negoziare e con un costo costante, spesso invisibile, legato a commissioni, regole di visibilità, dipendenze tecniche e dati che restano in mano al gestore.
Secondo Varoufakis, tutto questo è molto rilevante per chi fa impresa nel mondo del digitale. In questo contesto crescere può voler dire crescere “dentro” un sistema che cambia policy, tariffe e algoritmi senza preavviso utile. In Italia questo si sente ancora di più alla luce del fatto che le imprese hanno mediamente dimensioni ridotte e l’accesso al mercato passa quasi tutto da pochi intermediari globali.
Stablecoin e moneta privata
Varoufakis lega questa trasformazione anche alla finanza. Secondo lui la diffusione delle stablecoin sta riconfigurando il sistema dei pagamenti e può creare una dinamica pericolosa tra debito pubblico e valuta gestita da privati. Nel suo ragionamento entra anche la politica americana, con un riferimento al presidente degli Stati Uniti Donald Trump e al Genius Act, citato come esempio di spostamento di potere verso operatori privati nel perimetro del dollaro. E se una parte della funzione monetaria scivola su strumenti privati su scala globale, la capacità degli Stati di presidiare stabilità, trasparenza e tutela degli utenti diventa più difficile.
La lettura si può discutere, e lui stesso la propone come cornice interpretativa, però la direzione del problema resta senza dubbio e se si vuole parlare di crescita digitale, serve mettere sul tavolo anche questo, perché riguarda libertà d’impresa, che in questo momento è recintata da piattaforme che assumono funzioni quasi infrastrutturali, mentre le aziende che innovano dipendono da architetture tecniche e contrattuali scritte altrove.
