Un emendamento inserito nel decreto PNRR apre una prospettiva nuova per l’App IO. La piattaforma utilizzata per accedere ai servizi della pubblica amministrazione potrebbe essere disponibile anche ai cittadini dai 14 anni. La modifica supera l’attuale limite che consente l’uso dell’app solo ai maggiorenni e introduce un passaggio destinato a incidere sull’identità digitale dei minori e sull’accesso ai servizi online.
La disposizione riguarda il punto di accesso telematico della pubblica amministrazione disciplinato dall’articolo 64-bis del Codice dell’amministrazione digitale. Il nuovo assetto consente ai cittadini che hanno compiuto 14 anni di utilizzare l’app anche senza un consenso preventivo dei genitori, con eccezioni nei casi in cui una norma richieda esplicitamente l’intervento di chi esercita la responsabilità genitoriale. La modifica amplia quindi la platea degli utenti e apre una fase nuova nella gestione dell’identità digitale dei minori.
Identità digitale e servizi pubblici per i minori
L’apertura ai cittadini tra i 14 e i 18 anni si collega al progetto del portafoglio digitale italiano. Il sistema, spesso indicato come IT Wallet, punta a raccogliere documenti e certificazioni con valore legale all’interno di un ambiente digitale accessibile tramite smartphone. L’idea è quella di creare uno spazio sicuro nel quale i cittadini possano conservare documenti personali e usarli per accedere a servizi pubblici e privati.
Per i minorenni questo scenario potrebbe tradursi in servizi pensati per la loro vita quotidiana. Tra le ipotesi già discusse figurano la tessera sanitaria digitale, abbonamenti ai trasporti pubblici, documenti legati alla mobilità come la patente per ciclomotori e altri servizi collegati alle attività scolastiche o culturali. La presenza di questi strumenti dentro un’unica applicazione renderebbe l’identità digitale una componente stabile dell’esperienza amministrativa dei giovani cittadini.
Verifica dell’età nei servizi online
Il passaggio più interessante riguarda la possibilità di utilizzare l’app come strumento di verifica dell’età per l’accesso ai servizi digitali. Il modello allo studio prevede un meccanismo semplice. Un sito o una piattaforma online mostra un QR code. L’utente lo inquadra con App IO e il sistema conferma se la soglia di età richiesta è rispettata.
Il servizio riceve solo l’informazione strettamente necessaria, cioè la conferma dell’età richiesta per accedere alla piattaforma. I dati anagrafici completi restano protetti all’interno dell’applicazione pubblica. Questo schema riduce la raccolta diretta di informazioni personali da parte delle piattaforme digitali e si avvicina ai modelli di verifica basati su attributi certificati discussi a livello europeo.
Per diventare operativo il sistema richiede la collaborazione delle piattaforme online. Social network e servizi digitali dovrebbero integrare il meccanismo di verifica nei propri processi di registrazione o accesso. Senza questa integrazione il sistema resterebbe una possibilità tecnica senza applicazione concreta.
Il tema si inserisce in un dibattito più ampio sulla tutela dei minori nello spazio digitale. Negli ultimi anni governi e autorità di regolazione hanno cercato soluzioni per limitare l’accesso dei più giovani a contenuti sensibili e per ridurre l’autodichiarazione dell’età utilizzata da molte piattaforme. La verifica tramite identità digitale pubblica rappresenta una delle strade prese in considerazione in diversi paesi europei.
Se la norma verrà confermata nel testo definitivo, l’App IO potrebbe evolversi da semplice porta di accesso ai servizi pubblici a infrastruttura digitale capace di dialogare con piattaforme private e servizi online. L’ingresso dei minori nel sistema segna quindi una fase nuova nello sviluppo dell’identità digitale italiana e nella costruzione di strumenti più affidabili per certificare l’età degli utenti nello spazio digitale.
