La diffusione in rete di filmati sottratti da telecamere installate in abitazioni italiane ha portato il Garante per la protezione dei dati personali a intervenire con urgenza contro la società statunitense ICF Technology Inc., proprietaria del sito CamHub. Il portale, noto per ospitare contenuti erotici in diretta e registrati, è ora sotto esame per la presunta pubblicazione di video provenienti da dispositivi di sorveglianza privati, compromettendo gravemente la riservatezza di molte persone.
Il monito del Garante e la responsabilità delle piattaforme
Il provvedimento n. 573 del 1° ottobre 2025, firmato dal presidente Pasquale Stanzione, rappresenta una risposta diretta a una serie di episodi di cronaca che hanno rivelato la circolazione online di immagini rubate da IP cam non protette. Secondo l’Autorità, CamHub avrebbe diffuso filmati catturati da telecamere connesse a internet e accessibili da chiunque, in violazione dei principi fondamentali stabiliti dal Regolamento europeo sulla protezione dei dati. Il sito risulta attualmente non raggiungibile dall’Italia, ma alcune pagine restano visibili e mostrano termini d’uso in cui la società tenta di declinare ogni responsabilità per i contenuti caricati dagli utenti. Il Garante, tuttavia, ha chiarito che tali clausole non possono esonerare il titolare del trattamento dai propri obblighi di sicurezza e controllo. La pubblicazione di immagini intime o di vita privata, in assenza di consenso, rappresenta infatti un trattamento illecito di dati personali, vietato dagli articoli 5, 6, 9, 25 e 32 del GDPR.
La decisione dell’Autorità non si limita a un richiamo formale. L’avvertimento indirizzato a ICF Technology avvisa che, se il sito dovesse tornare operativo, ogni ulteriore attività di diffusione di contenuti privati potrebbe comportare sanzioni amministrative o penali. Il provvedimento sarà esaminato e ratificato dal collegio del Garante nella prima riunione utile, ma già segna un precedente importante per le piattaforme che gestiscono contenuti caricati dagli utenti.
Videosorveglianza e rischi per la vita privata
Le telecamere domestiche, spesso acquistate per garantire sicurezza, possono trasformarsi in strumenti di intrusione se non adeguatamente protette. Una configurazione errata o l’assenza di misure di cifratura consente a terzi di accedere a immagini che ritraggono spazi privati, orari, abitudini e persino volti riconoscibili. Il Garante ha evidenziato che la diffusione di tali contenuti può causare danni profondi alla dignità delle persone e costituire una violazione dei diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione e dal diritto europeo.
CamHub, sebbene al momento non operativo, è considerato titolare del trattamento dei dati per i contenuti diffusi attraverso la propria piattaforma. Ciò implica l’obbligo di adottare misure tecniche e organizzative adeguate per prevenire accessi non autorizzati e garantire la minimizzazione dei dati trattati. L’assenza di queste misure, rileva il Garante, rappresenta un grave inadempimento dei principi di sicurezza digitale previsti dal GDPR.
Un segnale per tutto il settore digitale
Il caso CamHub è un campanello d’allarme per l’intero sistema e segnala come l’espansione dell’Internet of Things e dei sistemi di sorveglianza connessi amplifica le vulnerabilità di rete e richiede una maggiore consapevolezza da parte di imprese e utenti. L’intervento del Garante sottolinea come la tutela dei dati personali sia ormai un pilastro della fiducia digitale e un elemento imprescindibile per chi opera nel mercato europeo.
