Violenza digitale sulle donne, il Parlamento prepara norme più stringenti per impedire la diffusione illecita di immagini

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La polizia postale ha inviato una prima informativa alla Procura di Roma dopo la diffusione online di immagini femminili senza consenso che non hanno risparmiato neanche la premier Meloni e la segretaria del Pd Schlein. Intanto il Parlamento discute nuove leggi per colpire le piattaforme che ospitano contenuti offensivi e rafforzare la tutela dell’identità digitale e della privacy.

Un’indagine della polizia postale è stata avviata per far luce sulla diffusione di immagini femminili, anche di esponenti politiche, rubate e pubblicate su piattaforme digitali senza autorizzazione. Le prime informative sono state trasmesse alla Procura di Roma, che si prepara ad aprire un fascicolo d’indagine. Ma il fenomeno è in espansione e altre procure potrebbero presto essere coinvolte, vista la quantità crescente di segnalazioni per contenuti offensivi diffusi online.

Contenuti sessisti e immagini manipolate: l’offensiva digitale contro le donne

Nel giro di poche ore, l’ennesimo episodio di violenza online ha travolto l’opinione pubblica. Foto modificate del presidente del Consiglio e di altre parlamentari sono comparse su siti come “Phica.eu” o su gruppi social dal nome eloquente come “Mia moglie”. I contenuti erano accompagnati da commenti sessisti e volgari. Non si tratta più solo di odio generico in rete, ma di una sistematica aggressione alla dignità, alla sicurezza e alla libertà delle donne. La rete, in apparenza libera e democratica, rischia di trasformarsi in una zona franca dove chi agisce resta impunito dietro un nickname.

Le proposte in Parlamento per cambiare le regole del gioco

In questo contesto, il Parlamento accelera sul fronte normativo. Diversi esponenti politici hanno presentato proposte di legge per rafforzare la risposta contro questi reati digitali. Tra le misure avanzate, figurano quelle di Lavinia Mennuni (Fratelli d’Italia) e Marianna Madia (Partito Democratico), già in discussione in commissione. I testi mirano a rendere più incisive le azioni preventive e repressive, in particolare per la protezione dei minori.

Laura Boldrini ha proposto di estendere le sanzioni anche ai contenuti audio e a materiali alterati digitalmente che raffigurano scenari falsi. Una strategia utile anche per contrastare l’uso crescente di intelligenza artificiale nella manipolazione delle immagini. Prevede inoltre che le grandi piattaforme digitali debbano avere un domicilio legale in Italia per ricevere ufficialmente diffide e richieste di rimozione dei contenuti lesivi. Se non provvedono entro 24 ore, scattano sanzioni economiche pesanti.

Il senatore Dario Parrini chiede che i gestori dei siti acquisiscano e custodiscano l’identità digitale degli utenti. Anche Piero De Luca propone misure simili, con un sistema di identificazione preventiva. Andrea Dara (Lega) spinge per una protezione costituzionale del concetto stesso di identità digitale. Mara Carfagna, dal canto suo, propone una legge che riconosca legalmente la titolarità della propria immagine, voce e fisionomia. Chiunque ne faccia uso improprio, compresi i casi di manipolazione tramite software, sarà perseguito e obbligato al risarcimento.

Parallelamente, Maria Elena Boschi propone una commissione d’inchiesta contro la diffusione seriale di fake news e contenuti illeciti online. Francesco Borrelli suggerisce l’istituzione di un Osservatorio per l’etica digitale e la sospensione dell’accesso alle piattaforme per chi commette certi reati.

Al centro dell’attenzione anche la protezione dei minori: dal divieto di utilizzo dei social sotto i sedici anni, proposto da Luana Zanella, all’introduzione dell’educazione civica digitale nelle scuole, come richiesto da Paola Ambrogio. Daniela Sbrollini (Italia Viva) rilancia con una proposta di legge per rafforzare l’identità digitale e contrastare il cyberbullismo. La varietà di approcci conferma che il tema è ormai trasversale, condiviso da forze politiche anche distanti tra loro.