WhatsApp sotto accusa, l’UE dice a Meta che l’IA non può essere una scelta obbligata

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La Commissione europea contesta a Meta la scelta di limitare WhatsApp al solo assistente di intelligenza artificiale proprietario. Bruxelles interviene con misure cautelari per riaprire l’accesso ad assistenti di terze parti e tutelare la concorrenza. Il caso chiarisce come l’antitrust UE intenda regolare l’uso dell’IA sulle grandi piattaforme digitali.

La Commissione europea ha deciso di intervenire in modo diretto sulla nuova politica adottata da Meta per WhatsApp, che dall’inizio del 2026 consente l’uso esclusivo del proprio assistente di intelligenza artificiale all’interno dell’app. Bruxelles ha inviato uno statement of objections ritenendo che questa scelta possa alterare il funzionamento del mercato e incidere in modo concreto sulla concorrenza tra fornitori di soluzioni di IA.

Secondo l’esecutivo europeo, WhatsApp svolge un ruolo tale da rendere rilevanti anche decisioni che, in apparenza, riguardano solo il design di un servizio. Limitare l’accesso agli assistenti esterni significa incidere sulle possibilità di ingresso e di crescita per operatori terzi, in particolare quelli di dimensioni più ridotte, che vedono ridursi uno dei canali principali per raggiungere utenti e imprese.

Le contestazioni della Commissione

Per la Commissione Europea Meta ha violato le leggi antitrust europee, impedendo gli assistenti di Intelligenza Artificiale di terzi di accedere e interagire con gli utenti di WhatsApp. La condotta di Meta, secondo la comunicazione di addebiti inviata oggi al colosso Usa, potrebbe impedire ai concorrenti di entrare o espandersi nel mercato degli assistenti di Ia, che è in rapida crescita.

La Commissione imporrà quindi misure provvisorie, per evitare danni “gravi e irreparabili” al mercato, subordinatamente alla risposta di Meta. I prodotti di punta di Meta, ricorda la Commissione, sono i suoi social network, come Facebook e Instagram, e le applicazioni di comunicazione, come WhatsApp e Messenger. La società gestisce inoltre servizi di pubblicità online e prodotti di realtà virtuale e aumentata. Meta fornisce un assistente di Ia generico, Meta Ai.

Il 15 ottobre scorso, la multinazionale ha aggiornato le condizioni di WhatsApp Business Solution, escludendo di fatto gli assistenti di Ia generici di terzi dall’applicazione. Di conseguenza, dal 15 gennaio scorso, l’unico assistente di intelligenza artificiale disponibile su WhatsApp è lo strumento di Meta, Meta Ai, mentre i concorrenti sono stati esclusi. Per Meta questa politica sembra violare le norme antitrust dell’Ue, a prima vista.

Commissione contro monopolio Meta Ai in Whatsapp

La Commissione, che ha avviato l’indagine nello scorso dicembre, ritiene, in via preliminare, che sia probabile che Meta occupi una posizione dominante nel mercato dello Spazio Economico Europeo (See) delle applicazioni di comunicazione per i consumatori, in particolare tramite WhatsApp. È anche probabile che Meta “abusi” di questa posizione dominante negando l’accesso a WhatsApp ad assistenti di intelligenza artificiale di terze parti. WhatsApp, osserva la Commissione, rappresenta un “importante punto di ingresso” per consentire agli assistenti di intelligenza artificiale generici di raggiungere i consumatori.

Pertanto, secondo l’esecutivo Ue, è “urgente” adottare misure, a causa del rischio di danni gravi e irreparabili alla concorrenza. La condotta di Meta, continua, rischia di creare barriere all’ingresso e all’espansione, e di marginalizzare irreparabilmente i concorrenti più piccoli sul mercato degli assistenti di intelligenza artificiale generici. Meta ha ora la possibilità di rispondere alle preoccupazioni della Commissione. La comunicazione degli addebiti riguarda tutto lo Spazio Economico Europeo tranne l’Italia, dove l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è già intervenuta il mese scorso.

Perché l’UE è intervenuta prima della fine dell’indagine

La particolarità del caso riguarda l’uso di misure cautelari, uno strumento poco frequente nei procedimenti antitrust. La Commissione ritiene che l’esclusione immediata degli assistenti di terze parti possa produrre effetti difficili da correggere in un secondo momento, anche in presenza di una decisione finale favorevole alla concorrenza. Da qui l’ordine di riaprire l’accesso, così da evitare che il mercato venga plasmato in modo irreversibile durante l’indagine.

La valutazione si concentra sugli effetti per i concorrenti diretti di Meta e sulle ricadute per gli utenti. Un ambiente chiuso riduce le possibilità di scelta e tende a spostare l’innovazione verso soluzioni interne alla piattaforma, con un impatto che si estende oltre il singolo servizio di messaggistica.

Il confine tra integrazione dell’IA e abuso di posizione dominante

Il caso WhatsApp riporta al centro una questione più ampia: fino a che punto una piattaforma dominante può integrare tecnologie proprietarie senza ostacolare il mercato. L’intelligenza artificiale, quando diventa parte strutturale di un servizio essenziale, smette di essere una semplice funzionalità e assume un ruolo strategico nell’accesso agli utenti e ai dati.

Per l’Unione europea, il tema riguarda l’equilibrio tra libertà di innovazione e responsabilità di chi controlla infrastrutture digitali diffuse su larga scala. Le regole antitrust vengono lette come uno strumento per preservare questo equilibrio, soprattutto in una fase in cui l’IA sta ridefinendo il valore economico delle piattaforme.

Meta può ora presentare le proprie osservazioni e difendersi nel merito delle contestazioni. L’esito del procedimento potrà portare a sanzioni e a obblighi correttivi, ma il segnale più immediato arriva dall’intervento preventivo. L’UE intende incidere sul modo in cui l’intelligenza artificiale viene integrata nei servizi digitali, prima che le scelte delle piattaforme diventino uno standard di fatto.