Mark Zuckerberg ha deciso di spostare la battaglia contro l’Unione Europea sul piano politico. Il CEO di Meta ha incontrato Donald Trump e lo ha spinto ad attaccare Bruxelles per l’applicazione del Digital Markets Act (DMA), la legge europea che regola il potere delle grandi piattaforme tecnologiche. Dopo il faccia a faccia, l’ex presidente statunitense ha accusato i Paesi europei di penalizzare le aziende americane con tasse e normative pensate per ridurre la loro influenza. Secondo un portavoce di Meta, gran parte del confronto si è concentrato proprio sul DMA, considerato dall’azienda una minaccia alla competitività delle Big Tech negli Stati Uniti.
La pressione politica di Meta
Il portavoce ha chiarito che il post di Trump su Truth Social è la prova che il tema è seguito con attenzione negli Stati Uniti e che la Commissione Europea viene percepita come un’autorità pronta a usare nuove leggi per colpire i colossi digitali americani. Per Meta, la partita non riguarda soltanto le tasse digitali, ma il cuore del proprio modello di business. L’attivismo politico del gruppo evidenzia una strategia che va oltre la compliance normativa e cerca di influenzare direttamente i rapporti tra Washington e Bruxelles. Quando la regolazione diventa argomento di un confronto presidenziale, significa che la posta in gioco è molto più alta di una semplice sanzione.
Le multe europee e il modello pubblicitario
Il braccio di ferro arriva in un momento delicato per Meta. Ad aprile la Commissione Europea ha inflitto una sanzione da 200 milioni di euro contro il modello pubblicitario “pay or consent”, giudicato incompatibile con il DMA. L’azienda ha introdotto alcune correzioni, ma per Bruxelles non sono ancora sufficienti. La possibilità di multe giornaliere resta concreta e lo ha confermato Thomas Regnier, portavoce tecnico della Commissione, che in un briefing con la stampa ha parlato di colloqui “costruttivi”, senza escludere nuove penalità. Per Meta si tratta di un banco di prova che mette a rischio non solo i ricavi pubblicitari, ma anche la credibilità dei suoi modelli di business in Europa.
Per il settore digitale europeo la vicenda non è secondaria. Le nuove regole creano opportunità per startup e operatori locali, ma allo stesso tempo aprono un fronte di tensione con gli Stati Uniti. L’alleanza di Meta con Trump dimostra che i grandi gruppi non intendono subire passivamente la regolazione, ma cercano di riscrivere l’equilibrio a loro favore. La domanda è se l’Europa saprà mantenere la barra dritta, facendo delle proprie regole non un muro ma un’occasione di sviluppo competitivo per chi innova nel continente.
La politica internazionale di Meta
Del resto, dall’inizio del 2025 Meta ha dimostrato di voler intrecciare politica, industria e comunicazione globale per rafforzare la propria posizione. L’ingresso nel board di Ethan Davis, ex funzionario dell’amministrazione Trump, segnala una strategia difensiva sul piano legale e politico. La nomina di John Elkann, leader industriale europeo, indica invece la volontà di dialogare con i grandi attori economici del continente e di esplorare sinergie tra tecnologia digitale, mobilità e intelligenza artificiale. Infine, l’arrivo di Dana White, figura vicina a Trump e abile costruttore di marchi globali, consolida il lato comunicativo e di influenza pubblica. Insieme, queste scelte rivelano come Meta non si limiti a rispondere alle regole, ma punti a ridefinire i rapporti di forza nel settore digitale attraverso una politica internazionale calibrata su più fronti.
